Un Muretto firmato Hemingway

Altro che «perfida Albione». Se Alassio oggi è il simbolo del turismo in Riviera il merito è proprio degli inglesi. Gli Hanbury, i Gibbs, gli Edgard che alla fine dell’800 avevano scelto l’allora povero borgo di pescatori come «stazione di acclimatamento» (un posto dove abituarsi al cambio di clima) prima di partire per le Indie o prima di rientrare in Inghilterra. Inglesi ricchi, commercianti di the, banchieri, alti ufficiali che trasformarono Alassio portandola a superare ben più blasonate e ricche città della Riviera. Non è un caso che già ai primi del 900 il piccolo borgo disponeva di una libreria, una pinacoteca, una club house, campi da tennis, illuminazione elettrica anziché ad acetilene. Che poi i servizi fossero a disposizione degli inglesi e di una ristretta cerchia di ricchi alassini è un altro discorso.

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Ma la base del turismo è quella. Così come è il casinò, a cavallo tra le due guerre, a fare di Alassio la «perla della Riviera» in piena concorrenza a Sanremo e Bordighera. Poi il dopoguerra. I caffè concerto alla pasticceria Balzola e al Caffè Roma. Un giorno, proprio al Caffè Roma, entrò un gigante di una simpatia eccezionale, un omaccione da manate sulle spalle, avanzava deciso, con il suo pappagallo avvinghiato al collo e a braccetto di un’esile e graziosissima signora.

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Era Ernest Hemingway. Lo scrittore alloggiava, era l’estate del 1948, in un grande albergo di Rapallo ma, grande bevitore, aveva voglia del suo whisky preferito, l’Antiquary, una marca da intenditori, difficile da trovare in un’Italia che a fatica stava ricostruendo sulle macerie. Salì in auto, una Cadillac decapottabile bianca, e via sull’Aurelia, polverosa e piena di buche, e via verso la Costa Azzurra. Con fermate in ogni bar lungo la strada alla ricerca dell’Antiquary, che trovò ad Alassio. Hemingway ritornò tante volte al Caffè Roma, non solo quella estate. Una sera, mentre sorseggiava la sua marca di whisky preferito, Mario Berrino gli mostrò l’album con la raccolta degli autografi dei personaggi più illustri del caffè Roma, quel volume era scomodo e non soddisfaceva lo scopo di far leggere le celebri firme a tutti.

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L’ambizione di Mario Berrino era quella di riportare le firme su piastrelle di ceramica da applicare su quel rustico muraglione davanti al bar. Hemingway approvò l’idea ma con scarsa convinzione, temendo che potessero sembrare degli epitaffi. Rimase per un attimo soprappensiero… “A meno che…” disse a Mario Berrino “… siano una diversa dall’altra”. Allora aggiunse… “Ok Mario, devi farlo, pensa che technicolor”.

Nasce il muretto. Hemingway gli regala anche Pedrito, il suo pappagallo che accompagnerà Berrino sino agli Anni 90. È il periodo della prima Miss Muretto, dei dancing dove si esibiscono i cantanti più famosi, Mina, Vanoni, Celentano, Modugno e tutti gli altri. Il boom economico trasforma il turismo. Non più (non solo) i Lancia, i Geloso, gli Aspesi con ville da sogno in collina ma anche le famiglie in arrivo da Milano, Torino. Dalla Germania. Alassio parla tedesco, svedese, olandese. Anni ’70. Nascono le discoteche, il Tabù, il Salera, il Boccaccio, lo Psycotron, il Wisky a Go Go. I decenni avanzano, il turismo cambia ancora, i miti si trasformano.

Ma questo è un altro post…

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…