Un museo sotto il mare di Noli

Qualche settimana fa avevamo parlato della prima battaglia di Nelson svoltasi al largo di Noli, ma l’avevamo inserita nella campagna napoleonica. Oggi pubblichiamo cosa era successo due secoli or sono.

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Cannoni che da più di due secoli sono adagiati sul fondale, pezzi di un fucile francese del 1780: sono i primi reperti tornati alla luce, lo scorso febbraio, al largo di Noli, in Liguria. Secondo gli storici è il tratto di mare dove, nel 1795, avvenne il primo scontro navale vinto dal futuro ammiraglio inglese Oracio Nelson contro i francesi. Scoperto nel febbraio scorso da alcuni sub, gli istruttori della “Global underwater”, a circa mezzo miglio al largo della costa il sito potrebbe diventare presto un museo sottomarino.

“Gli esperti – commenta l’assessore al Turismo della Regione Liguria Ilaria Cavo – ci dicono che su quel fondale si potrà trovare ancora molto. Come Regione Liguria seguiremo le ricerche e una volta capito quanto materiale potrà emergere decideremo con la Soprintendenza se sarà più opportuno creare un sito archeologico subacqueo che vada ad aggiungersi a quelli che già abbiamo in Liguria, prevedendo magari anche un percorso dei siti archeologici subacquei, o se dedicare una parte dei reperti ad una nuova esposizione museale”.
“La zona del ritrovamento è a una profondità di 60 metri – racconta Simon Luca Trigona, della soprintendenza archeologica della Liguria – e quindi dovremo pianificare molto bene le attività da svolgere, ma dal punto di vista archeologico si tratta di una scoperta molto importante. Per ora ci siamo limitati a recuperare un solo reperto che in base ai marchi risulta essere un moschetto francese del 700 e questa è quasi la certezza che questo sia il sito dove è avvenuto lo scontro tra le navi francesi e quelle inglesi”.

Quella che viene ricordata come la “battaglia navale di Genova” fu combattuta nel 1795 al largo della costa di Genova (a questo punto sappiamo davanti all’antica repubblica marinara di Noli), tra le navi da guerra francesi comandate dall’ammiraglio Pierre Martin e le navi da guerra inglesi e napoletane comandate dal contrammiraglio William Hotham. La battaglia si concluse con la vittoria degli anglo-napoletani sui francesi.

L’8 marzo, al contrammiraglio Hotham giunse la notizia che la flotta francese era in mare con l’intenzione di invadere la Corsica, in mano agli inglesi, con 5.000 soldati. Immediatamente si mise in mare per intercettarla. Tra i suoi comandanti vi era Horatio Nelson, ansioso di combattere nella sua prima azione navale. I francesi in inferiorità numerica furono molto riluttanti a impegnarsi in battaglia, e le due flotte si studiarono da lontano finché i britannici non iniziarono lo scontro il 12 marzo. Durante il cannoneggiamento con l’avanguardia della flotta francese la nave di linea britannica Illustrious venne gravemente danneggiata e presa a rimorchio dalla fregata Meleagro, poi una tempesta la fece andare alla deriva e fu incendiata.

Il giorno seguente, due navi francesi, mentre manovravano, entrarono in collisione, la Victoire andò a urtare la Ça Ira, nave di linea da 84 cannoni, danneggiandole l’alberatura e il sartiame, ciò fece attardare la forza principale. Thomas Fremantle, il comandante dell’HMS Inconstant, fregata da 36 cannoni, colse l’occasione e aprì il fuoco. Il comandante Coude della Ça Ira ordinò di rispondere al fuoco, e con la sua massiccia potenza di fuoco costrinse Fremantle a ripiegare. Subito dopo intervenne Nelson al comando dell’ HMS Agamennone, nave di linea di 3ª classe, che pur avendo solo 64 cannoni di calibro inferiore e 344 uomini d’equipaggio, a confronto dei 1060 della Ça Ira, riuscì ugualmente a tenerla impegnata con le sue bordate per due ore e mezza.

L’Agamennone riuscì a cannoneggiare il lato più debole della Ça Ira, la poppa, infliggendogli gravi danni. Dopo giunsero in aiuto la fregata Vestale, la nave di linea Censeur e altre due grosse navi francesi la Sans-Culotte e la Jean Bart che costrinsero Nelson ad allontanarsi. La Ça Ira che non poteva più manovrare fu presa a rimorchio dalla Censeur. La flotta inglese continuò a inseguire quella francese riuscendo a entrare nuovamente in contatto il 14 marzo, quando Nelson condusse altre navi inglesi ad attaccare la Ça Ira e la Censeur che erano rimaste attardate in retroguardia. L’ammiraglio Martin non riuscì a intervenire a causa del vento contrario. Solo la nave più vicina, la Duquesne tentò di intervenire per difenderle, ma dopo un breve combattimento subì gravi danni e perdite umane e dovette ritirarsi.

Le due navi francesi tentarono di combattere, ma per una manovra sbagliata la Ça Ira si scontrò con la Censeur e tutta la sua velatura cadde su questa, incastrando le due navi. Nelson ordinò di abbordare la Censeur così le due navi francesi furono infine costrette ad arrendersi, e Nelson le catturò entrambe. La flotta francese dovette rinunciare al progetto di invadere la Corsica e tornò indietro. La sconfitta francese, secondo gli storici, oltre che all’inferiorità numerica, tutto sommato lieve, fu dovuta soprattutto all’impreparazione e inesperienza degli equipaggi, degli artiglieri e degli ufficiali francesi, i cui quadri erano stati completamente stravolti dalle grandi epurazioni della Rivoluzione.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…