Un presepe di Macachi…

In Liguria c’era una tradizione colta del presepe, realizzato soprattutto in legno, con figure di grandi dimensioni, che ebbe il suo massimo sviluppo nelle botteghe attive nel ’700 (Maragliano in primis), ma fu vietata dagli editti dell’età napoleonica. 

Ad Albisola, terra di ceramica, il presepe rinacque nella forma più povera, ad opera di chi, vecchie e bambini, per l’età, era fuori dal mondo del lavoro e doveva convivere con una diffusa povertà. Gli ingredienti non costavano nulla: un pugno di argilla di scarto, la lavorazione in casa, la cottura gratuita nei forni delle tante fabbriche di stoviglie (ad Albisola, a inizio ’900, ce n’erano più di 50).
Le statuine, specie quelle più antiche, sono oggettivamente brutte, approssimative nei lineamenti e nei colori (fu per questo che i ceramisti in passato sprezzantemente le chiamarono così – “Macachi” –, tanto erano lontane dalle opere che nascevano dalla loro arte), ma cariche del sentimento e anche della fede di chi artista non si sentiva affatto, e le realizzava per venderle e rendere un po’ meno povere le feste di Natale.

È una magia, quella dei Macachi, che ben si addice al periodo di Natale. Oltre due secoli di tradizione di presepe popolare si calano in una realtà albisolese in cui chi lavorava nelle fabbriche di pignatte o era addetto alle fornaci, era in fondo alla scala sociale. Le donne (madri, mogli e figlie) di chi operava nelle fabbriche di stoviglie, erano, se possibile, ancora più in basso.

Erano costoro le figurinaie, che realizzavano le statuine del presepe, così brutte e sformate da essere sprezzantemente chiamate “macachi” dai ceramisti. Eppure queste piccole opere hanno resistito al tempo, diventando un patrimonio a fortissima caratterizzazione locale. I Macachi fanno parte della tradizione, se non addirittura della storia di Albisola; non sono uguali, nello spirito e nella forma, a nessun altra tipologia presepiale, eccezion fatta per  i “santons” provenzali, con cui le somiglianze sono tali che potrebbero portarli addirittura a un unico punto di partenza.
Le statuine del presepe albisolese ebbero il loro boom nei primi decenni del secolo scorso, fino alla seconda guerra mondiale. Una tradizione che va avanti ancora oggi. 

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…