Una graphic novel racconta Guido Rossa, un operaio contro le Br

Dal 24 gennaio sarà in tutte le librerie, edito da Round Robin editrice, Guido Rossa (un operaio contro le Br), il graphic novel scritto e disegnato da Nazareno Giusti. Il libro, in uscita proprio il giorno dell’assassinio del sindacalista avvenuto il 24 gennaio del 1979, ripercorre la tragica storia dell’operaio dell’Italsider di Genova.Attraverso il fumetto e un ricco apparato di approfondimenti, l’autore getta una nuova luce su quel drammatico evento che sembra oggi lontanissimo ma che appartiene al nostro passato più recente e che fu uno spartiacque nella storia del terrorismo rosso. Dopo l’uccisione dell’operaio e sindacalista, infatti, nulla sarà più come prima.

“Il giorno dei funerali di Guido Rossa non lo dimenticherò mai. La pioggia cadeva incessantemente creando una sorta di melodia triste che accompagnava oltre 250mila persone. L’immagine di tutti quegli ombrelli e delle urla di protesta degli operai, rendeva lo scenario ricco di tensione. Un fiume di persone sembrava avvolgere quel rumoroso silenzio che ciascuno si portava dentro. (…)”. Dalla prefazione di Cesare Damiano, presidente Commissione Lavoro della Camera dei Deputati.

L’AUTORE

Nazareno Giusti (1989) ha pubblicato Con Hazard edizioni Non muori neanche se mi ammazzano. Vita di Giovannino Guareschi (2012). Nel 2015 ha ricevuto a Milano il Premio Paladino delle memorie per il suo libro Giovanni Palatucci, una vita da (ri)scoprire (Tra le righe libri). Scrive per le pagine culturali di Avvenire e ha pubblicato alcuni graphic novel de “La Lettura”, l’inserto domenicale del Corriere della Sera.

LA BIOGRAFIA DI ROSSA

Guido Rossa nasce a Cesiomaggiore, in provincia di Belluno, il 1 dicembre del 1934. Come molti proletari veneti, negli anni Sessanta emigra prima a Torino, dove trova lavoro come operaio in una fabbricsa di cuscinetti a sfera, e poi in Liguria e si trasferisce a Genova dove trova lavoro all’ITALSIDER di Cornigliano. È un operaio, impegnato nelle lotte sindacali di cui diventa presto un protagonista. Nel 1970 viene eletto delegato sindacale della CGIL. È un componente del consiglio di fabbrica e un punto di riferimento per i suoi compagni di lavoro. La sua militanza nel PCI lo vede assumere una posizione di chiaro sostegno alla linea politica del segretario. Di Berlinguer Rossa apprezza l’apertura verso forme di partecipazione alle responsabilità governative. Nel dibattito sulla ‘solidarietà nazionale’ che avrebbe portato al compromesso storico, e all’astensione del PCI nei governi monocolore DC, Rossa non ha dubbi e difende questa scelta. Discute spesso in fabbrica con chi ritiene che il compromesso storico rappresenti un tradimento del PCI verso la classe operaia. Questo il suo impegno più costante, la ragione della sua attività di lavoratore e di sindacalista che non ha più il tempo di seguire le proprie passioni giovanili. Rossa era stato un grande alpinista. In montagna aveva imparato il senso della responsabilità e del rispetto verso sé stesso e verso gli altri. Certo non poteva sapere che la sua storia avrebbe segnato una svolta nella lotta contro il terrorismo.

Quando Franco Berardi viene scoperto mentre distribuisce volantini firmati BR, nell’ITALSIDER, Rossa decide di denunciarlo. Per lui è una questione di principio. Di fronte ai carabinieri, è da solo a firmare la denuncia. I suoi compagni, che pure l’hanno appoggiato, hanno paura. La reazione dei terroristi non si fa attendere; sarà Rossa il primo operaio ucciso dalle BR.

È sposato e ha una figlia di sedici anni, Sabina (che nel 2008 sarà eletta al Parlamento con il Partito Democratico), ha segnato la propria condanna a morte e sa benissimo di essere in pericolo. All’amico Ribetti dice: ‘Va a finire che quegli altri mi fanno fuori’. E così accadrà.

Il 24 gennaio del 1979 alle ore 6 e 30 della mattina Rossa entra in macchina per andare al lavoro. Riccardo Dura, Vincenzo Gagliardo e Lorenzo Carpi sono appostati sotto casa sua, lo aggrediscono alle spalle e lo uccidono. Il giorno dopo le Brigate Rosse rivendicano l’attentato al ‘Secolo XIX’ di Genova. Il primo operaio, ucciso dalle BR, è un sindacalista e un militante del PCI. È un compagno che si oppone alla linea ‘né con lo Stato né con le BR’ e che dimostra dove può arrivare la strategia della lotta armata.

La connivenza nei luoghi di lavoro, che in molti casi aveva protetto esponenti delle BR, subisce un duro colpo. Al suo funerale partecipano 250 mila persone. Rendono omaggio a chi non ha esitato nel difendere la legalità dei principi democratici dello Stato. Presenzia anche il Presidente della Repubblica Sandro Pertini in un’atmosfera tesissima. Dopo la cerimonia Pertini chiede di incontrare i “camalli” (gli scaricatori del porto di Genova). Racconta Antonio Ghirelli, all’epoca portavoce del Quirinale, che il Presidente era stato avvisato che in quell’ambiente c’era chi simpatizzava con le Brigate Rosse ma che Pertini rispose che “proprio per quello li voleva incontrare”. Il Presidente entrò in un grande garage pieno di gente, “saltò letteralmente sulla pedana” e con voce ferma disse: “Non vi parla il Presidente della Repubblica, vi parla il compagno Pertini. Io le Brigate Rosse le ho conosciute: hanno combattuto con me contro i fascisti, non contro i democratici. Vergogna!”. Ci fu un momento di silenzio, poi un lungo applauso. La salma di Rossa venne infine tumulata presso il Cimitero monumentale di Staglieno. Nel marzo del 1980 il gruppo di Riccardo Dura viene assaltato dai nuclei antiterrorismo dei carabinieri che uccidono i brigatisti presenti nel covo genovese.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…