Una guida per andare alla scoperta della Valbormida

Monica Fresta, una delle “Sorelle Bodoni”, prosegue la sua collaborazione con questo blog e oggi ci racconta la sua scoperta delle affascinanti curiosità della Valbormida
Devo dire grazie di cuore all’amica Lorenza Russo, per avermi fatto intraprendere qualche giorno fa un piccolo viaggio dall’indaffarata costa brulicante di turisti in arrivo per il fine settimana (Finale Ligure) ai boschi della Valbormida, direzione il piccolo borgo di Bormida, passando per la statale del Melogno.

L’occasione (la presentazione della sua ultima guida appunto intitolata “Mi porti in Valbormida?”) mi ha portato a “scollinare” e percorrere strade silenziose, in mezzo a faggi secolari nella luce del tardo pomeriggio. Bormida, il cui soprannome è “lo smeraldo verde” è il tipico borgo abbracciato da boschi, puntellato da corsi d’acqua, sorgenti e persino da un laghetto, il cui centro storico sorge arroccato su una collina, con l’oratorio e la chiesa a dominare gli edifici più antichi.  Il Sindaco, Daniele Galliano, ci accoglie sorridente e risponde tanto volentieri alle mie domande che naturalmente vertono perlopiù sulle tradizioni gastronomiche di questo angolo di Liguria davvero troppo poco conosciuto. 

Del resto sia lui che i suoi concittadini nelle ultime settimane si sono abituati a stare sotto i riflettori, dato il clamore suscitato dall’appello lanciato dal primo cittadino sulle pagine dei giornali per la creazione di fondi per i piccoli Comuni, affinché questi possano ripopolarsi e non essere condannati a scomparire trascinando con sé memorie, esperienze, tradizioni.

E proprio sulle tradizioni agroalimentari di questa comunità, così coesa da dar vita in Comune alla “sala della trasparenza” dove i cittadini si riuniscono per condividere le decisioni importanti, chiacchieriamo prima della presentazione della bellissima ed inusuale guida di Lorenza Russo con il Sindaco e alcuni dei concittadini bormidesi presenti. 

Bormida è uno di quei borghi liguri che vivono di agricoltura, di prodotti naturali e piccole ma preziose lavorazioni locali tra cui i formaggi ma anche di allevamento del bestiame. Per questo è tanto più importante far conoscere e tramandare storie e ricette e preservare la bontà delle materie prime.

Quali sono quindi i piatti più tipici della gastronomia locale? Intanto i “fazzini”, impasto di pane e patate che si ritrova in tante zone della Valbormida, qui cotto sulle stufe di ghisa (fazzegni ‘n zimma a stiva) e condito con le cipolle; poi le torte semplici e deliziose come la (ormai proverbiale) torta di riso e la torta di zucca (anche questo prodotto di grande qualità in tutta la Valbormida) e naturalmente le castagne che, seppur Bormida non si trovi nella zona del Presidio della castagna essiccata nei tecci di Calizzano e Murialdo, sono della stessa varietà e vengono essiccate lentamente appunto nelle antiche costruzioni in pietra tradizionali e poi trasformate nei dolci dei giorni freddi dell’anno come i castagnotti, dolci di farina di castagne, nocciole e miele cotti al forno e gli specialissimi “baci di Bormida”, castagne bollite e poi intinte nel cioccolato, una delizia che si può gustare solo durante la storica castagnata d’ottobre. Un antico prodotto della terra, ritornato agli onori delle tavole negli ultimi tempi ma qui da sempre utilizzato, è il Ravacò (cavolo navone) una rapa squisita da consumare ad esempio stufata al forno e condita con olio extra vergine di oliva o in agrodolce.

E il vino? Perché qui siamo a poca distanza dalle prestigiose vigne piemontesi…beh se si parla di vino locale, ci racconta il Sindaco, quello da noi si dice che sia da bere almeno in tre: due che lo sorseggiano e uno che li tenga in piedi! A parte gli scherzi, il vino locale qui ha un discreto grado di acidità conferito da una piccola uva detta il “bacò” che tinge molto il vino e “da alla testa”. Il suo nome, secondo alcuni, si riferirebbe a Bacco e la relazione sarebbe giustificata dall’effetto di ebbrezza che produce il vino prodotto con questo vitigno, sopravvissuto per le sue caratteristiche, alla fillossera dell’Ottocento e oggi inserito nella lista dei vini per i quali è proibita dalle leggi europee la produzione a scopo commerciale poiché potenzialmente pericoloso se ingerito a grandissime dosi. Nonostante questo vincolo di produzione, il suo legame con il territorio e la tradizione fa sì che continui ad essere vinificato ad uso casalingo e apprezzato per la sua semplicità.
Prima di sederci in sala ad ascoltare i racconti di viaggio valbormidesi di Lorenza Russo accompagnati dal commento fotografico di Roberto Oliva, autore di alcuni degli scatti più suggestivi della guida, il Sindaco trova ancora il tempo di suggerirmi degli appuntamenti gastronomici da non perdere nella sua amata Bormida: la “Festa del fazzino” il 16 luglio e la “Castagnata” il 15 ottobre.
E al termine della presentazione, a testimonianza di un’altra piccola ricchezza ospitata nello scrigno di questo territorio, il Sindaco e il consigliere Walter Baccino ci hanno accompagnate a visitare il sorprendente museo di Paramenti Sacri “Storia di Arte Tessile”: rare e antiche manifatture risalenti al 1600, tessuti e ricami in oro e argento di preziosa manifattura ritrovati intatti e raccolti in un’esposizione curata.


Come scrive Lorenza tante sono state le “suggestioni lievi e antiche” in questa bella escursione a soli 20 km da Finale Ligure. Per riviverle e andare alla scoperta di questa valle “ispida di latifoglie che sonnecchia distesa tra Liguria e Piemonte” non resta che seguire le strade tracciate nella guida “Mi porti in Valbormida?”.
Per saperne di più su Bormida, le sue tradizioni e i suoi appuntamenti potete consultare il sito www.bormida.info 
Monica Fresta

About the Author

Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…