Uno sport che usa i pugni ma non è il pugilato…

Chi non sa cosa sia uno sferisterio difficilmente è un ligustico. Lo sferisterio, infatti, è l’agorà dove ci si incontrava (e ci si incontra ancora, anche se con riti diversi rispetto al passato) per godersi una partita di balon, ma anche per giocarsi l’incasso della vendita di una mucca, la cascina, la vita. Il balon, sport ufficiale delle valli liguri e piemontesi, è qualche cosa di più di tecnica e potenza, è poesia naif, furbizia contadina (si narra di giocatori fortissimi che perdevano apposta perché d’accordo con gli scommettitori, ma questo ormai riguarda anche il calcio), riscatto. E polvere, sole negli occhi, nebbiolina che sale.

 

 

Il pallone elastico, chiamato pallapugno ufficialmente dal 2001 e definito balon (pronuncia “balùn”) in lingua piemontese e lingua ligure, è uno sport di squadra sferistico giocato con una palla su un terreno di gioco privo di rete. Il gioco della pallapugno si pratica fasciandosi il pugno con una serie di strisce di stoffa (mediamente per un totale di 12 m) alle quali si sovrappone un pezzo di cuoio opportunamente modellato ed una striscia di gomma che serve per ammortizzare il colpo ed aiutare il giocatore nell’indirizzarlo. Questa specialità è storicamente radicata nel basso Piemonte e nella Liguria (specialmente nella Riviera di Ponente) dove è praticata a livello professionistico.

Tra Ottocento e Novecento il pallone elastico attraversò una crisi che portò alla sua quasi totale scomparsa, con l’eccezione di alcune province del Piemonte (Torino, Asti e Cuneo) e della Liguria (Savona e Imperia).

Il pallone elastico è da sempre un emblema della cultura contadina e del folclore piemontese e ligure: è stato narrato da scrittori come Edmondo de Amicis, Cesare Pavese, Beppe Fenoglio, Giovanni Arpino e Franco Piccinelli, che è stato anche a lungo Presidente della Federazione.

Nella seconda metà del secolo scorso in California emigrati italiani organizzarono un campionato di tale gioco che si disputò per un certo periodo di anni. Tra i campioni memorabili spiccano Felice Bertola (15 titoli italiani), Augusto Manzo (8 titoli italiani), Franco Balestra e Massimo Berruti (6 titoli italiani), Donato Feliciano, Riccardo Aicardi (4 titoli italiani) e Giuliano Bellanti (3 titoli italiani); Aurelio Defilippi, detto “Il Mancino di Castino” (2 titoli italiani a Cuneo nel ’63 e nel ’64).

Negli ultimi anni i giocatori più titolati sono stati Paolo Danna, vincitore di quattro campionati tra il 2004 e il 2010, e Roberto Corino, vincitore di tre scudetti consecutivi tra il 2006 e il 2008.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…