Uno studio della Società di Storia Patria sui toponimi di Alto

Domenica 24 luglio alle 16 nell’Oratorio Parrocchiale presentazione del fascicolo Toponomi del Comune di Alto a cura di Marco Bianco e Furio Ciciliot, studio che rientra nel Progetto Toponomastica Storica a cura della Società Savonese di Storia Patria. Si tratta di una raccolta di toponimi effettuata a partire da documenti scritti, in larga parte inediti, verificandone sul campo la localizzazione con l’ausilio dei residenti. Il valore culturale intangibile della toponomastica è ormai un dato acquisito. Il Progetto si propone la tutela e la valorizzazione dei nomi di luogo storici: fino ad ora ne ha schedato cinquantamila nei territori comunali delle province di Savona, Cuneo e Asti. Le principali fonti archivistiche usate ad Alto sono state numerosi documenti medievali, tra cui gli Statuti del 1391, e lo spoglio del catasto storico del 1776. Il lavoro è frutto dell’attività di ricerca di Marco Bianco ed è stato realizzato con il concorso del responsabile del Progetto, Furio Ciciliot, e con il patrocinio del Comune di Alto. La ricerca ha portato alla schedatura e collocazione precisa di numerose centinaia di toponimi che ci riportano alla storia di Alto ed alle sue vicende economiche e sociali, restituendoci una singolare comunità alpina vicina al mare Ligure.La posizione di Alto è molto interessante: si trova in provincia di Cuneo (Piemonte), ma è storicamente gravitante su Albenga.

Le principali fonti usate sono rappresentate da alcuni documenti medievali: gli Statuti del 1391 con aggiunte nel 1457, conservati nel-l’Archivio Storico Ingauno di Albenga; il catasto descrittivo del 1776 dell’Archivio Storico del Comune di Alto; numerosi documenti che vanno dal secolo XVI fino all’inizio del XX, conservati in archivi diversi.

Il fascicolo – oltre all’apporto, soprattutto metodologico, del responsabile del Progetto Toponomastica Storica – ha visto il contributo fondamentale di Marco Bianco profondo conoscitore del territorio e della storia locale, primo trascrittore e divulgatore degli statuti medievali e degli altri testi.

Alto è situato all’estremità meridionale della provincia di Cuneo e con il comune di Caprauna è inserito fra le province di Savona e Imperia: caso unico per il Piemonte, si affacciano interamente sul versante marittimo. Il territorio comunale ha un’estensione di Km2 7,58 e una popolazione di 119 abitanti. Il territorio è situato sul versante sinistro della media val Pennavaira, l’altitudine minima lun-go il torrente è di metri 375 sul livello del mare, e culmina nella cima del monte Dubasso (m 1538); alle quote più basse si trovano in prevalenza boschi di castagni che si diradano via via con l’altitudine per aprirsi in ampie distese prative nella conca del colle di San Bartolomeo e alle pendici del monte più elevato.
Il territorio ha confini piuttosto ben delimitati: a sud confina con Aquila d’Arroscia (Liguria, Im) dalla quale è separata dal torrente Pennavaira; a ovest con Caprauna (Piemonte, Cn), dalla quale è divisa dall’imponente falesia detta rocca Russa e dal torrente che scende dal colle di San Bartolomeo; a nord con Ormea (Piemonte, Cn), il cui confine corre lungo il crinale. Verso est si estende il territorio di Nasino (Liguria, Sv), con cui però la divisione amministrativa è geograficamente meno chiara: do-po aver seguito il crinale della rocca Battaglina e il corso del fossato Croso per un lungo tratto, a un certo punto lo abbandona e si viene a creare un cuneo che si protende per oltre un Km all’interno dei confini naturali di Alto.

I limiti comunali furono soggetti a controversie, soprattutto con Nasino e con Ormea, anche perché con Aquila d’Arroscia il confine era indiscutibile (il torrente Pennavaira) e i motivi di attrito con Caprauna erano più limitati, facendo parte dello stesso feudo.

Nell’Archivio di Stato di Genova si trovano documenti del XVII secolo che contengono dispute con Nasino sul fossato Croso e con Ormea sul territorio detto pian dell’Orso. Con Caprauna vi furono dispute sulla sorgente di San Bartolomeo e i terreni circostanti, ma se ne trova traccia solo a partire dal XIX secolo.
Si tramanda che le terre situate alla Colla dette Sij, ora in territorio di Caprauna, fossero della comunità di Alto e che il signore di allora le cedette a Caprauna. In effetti nel Sacro e Vago Giardinello, manoscritto che registra una visita pastorale del vescovo di Albenga del 1624, troviamo il toponimo Sij tra le proprietà della confraternita dei Disciplinanti, anche se non sappiamo se si tratti di terreni in quella zona o se il toponimo si estendesse anche in territorio di Alto.

La comunità locale è oggi stanziata nell’unico nucleo abitato, il paese di Alto – decentrato rispetto al resto del territorio comunale in larga parte di montagna – che sorge ad una quota di m 650 su un terrazzo naturale che domina la media e bassa valle Pennavaira. Il paese è costituito da un piccolo insediamento tra il castello e la primitiva parrocchiale, ampliatosi col tempo lungo le due direttrici principali, quella per Albenga e quella per la valle Arroscia, e il Piemonte. Durante il XIX e fino ai primi anni del XX secolo un piccolo nucleo di case fu abitato stabilmente in località Arma della Via, nei pressi del confine con Caprauna.

Dal punto di vista naturalistico occorre infine segnalare gli estesi fenomeni carsici presenti che diedero origine a numerose grotte, spesso indicate nella toponomastica locale con il termine di Arma/Alma.

Nell’alta valle Pennavaira sono stati individuati dodici località che hanno restituito reperti che vanno dal periodo epipaleolitico delle grotte dette Arma du Stevanin e Arma di Nasino; al periodo mesolitico delle grotte Camere; ai periodi neolitico ed eneolitico di quasi tutte le altre località. I reperti rinvenuti in numerose campagne di scavo di Milli Leale Anfossi, susseguite nel corso degli anni Cinquanta-Settanta del XX secolo, sono conservati nel Museo Archeologico di Albenga.

Nelle vicende storiche locali, fu determinante la terrazza naturale dalla quale si può dominare la media valle Pennavaira e sulla quale venne eretta una fortificazione infeudata ai conti Cepollini nel 1320 che, pur con numerose vicissitudini, ne sono rimasti in possesso fino ai nostri giorni. Vi è da segnalare il fatto che la vicina Caprauna seguì sempre le sorti di Alto, in quanto parte dello stesso feudo.

Nel 1736, in seguito al trattato di Vienna, il territorio passò ai Savoia e divenne così piemontese: si spiega così il suo particolare legame giuridico amministrativo, divergente dalla posizione geografica, a tutti gli effetti ligure.

La parte più antica del nucleo abitato è stretta fra il castello e l’antica parrocchiale, all’incrocio della via proveniente da Aquila d’Arroscia e Pieve di Teco con quella proveniente da Nasino e Albenga; in seguito si è andato espandendo sulla direttrice Nasino-Caprauna, essendo questa la parte relativamente più pianeggiante del territorio.

Non è neppure da escludere l’ipotesi di tre minuscoli nuclei primitivi venutisi poi a trovare collegati; il primo sarebbe quello tra la vecchia parrocchiale e il castello, il secondo situato sul bivio per Caprauna e per Ormea, il terzo infine addossato alla scomparsa cappella di San Pietro.


Tra le emergenze monumentali si segnalano il massiccio castello, in posizione particolarmente suggestiva; la chiesa parrocchiale dedicata a San Michele Arcangelo, dipendente oggi dalla diocesi di Mondovì ed edificata verso la fine del XVII secolo; l’oratorio di San Bartolomeo, attualmente sconsacrato; e il santuario della Madonna del Lago, edificato alla fine del XIX secolo, intorno al quale si sono create tradizioni religiose ancora oggi rispettate.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…