A Caprauna un mosaico racconta la Val Pennavaire

Si devono essere divertiti tanto, quest’estate a Caprauna, ma certo hanno lavorato tanto, sia dal punto di vista artistico, sia da quello manuale, posando centinaia di piastrelle, tagliate, lavorate, levigate, per formare un mosaico di altri tempi, una vera opera d’arte. Non sappiamo se quello di Caprauna sarà il mosaico più ampio di Europa, certamente è un grande esempio di come un muraglione di contenimento possa trasformarsi in opera d’arte.

Protagonisti di questa avventura, viene in mente il titolo di un film di Pupi Avati, “I cavalieri che fecero l’impresa“, sono Sergio Giusto, pittore, Lorenzo Rossi, artista, professore al Liceo artistico di Imperia, Mario Calcagno, per tutti Pinolo Tallone, artigiano, Alessandro Spampinato, geometra, artigiano, artista visivo e Beppe Ruaro, sindaco di Caprauna, un po’ visionario, un po’ Mister Wolf, quello che risolve i problemi in Pulp Fiction. Il grande mosaico, se tutto va bene, e parliamo del tempo atmosferico, degli incidenti che si sono succeduti e speriamo non si ripeteranno mai più, dovrebbe essere terminato nell’agosto del prossimo anno. Un tempo nemmeno tanto lungo, visto che il muraglione, in effetti una curva, è lunga più di 10 m ed alta, nei punti maggiori, quasi 3 metri. Un lavoro difficilmente quantificabile dal punto di vista economico. La Cassa di risparmio di Cuneo, che ha finanziato l’opera, ha stanziato 40.000 € per la costruzione del muraglione di contenimento, per mettere in sicurezza le case sopra la strada che collega Caprauna con la provinciale, ma per abbellire la grande gettata di cemento sono stati stanziati solo una manciata di scudi, abbastanza per pagare le piastrelle colorate e i materiali che servono per fissarle al muraglione, non certamente per pagare né le idee artistiche, né, ovviamente la manodopera. Per intenderci, Sergio, Lorenzo, Mario, Alessandro, mettono a disposizione gratuitamente il loro tempo e la loro fatica. Però, il risultato è eccellente. Sul muraglione ci sono gli antichi mestieri, dal cestaio, già terminato dal punto di vista cromatico (lo dico con orgoglio, anche se non voluto, un po’ mi assomiglia), all’alpino, dalle donne ai lavatoi, al falegname che taglia, con la sega  (visivamente eccellente il disegno dei denti dell’acciaio), al tagliapietra, allo scalpellino e poi via via ai fiori, compresi i papaveri rossi, alla civetta, all’ape, agli animali della Val Pennavaire che in qualche modo danno un senso alla vita, alla relazione tra uomo e natura che, in questa vallata rappresenta la vita, la storia, la tradizione, ma anche il futuro. Quando abbiamo visitato il murales, ancora work in progress, l’emozione è stata forte, ancora più forte quando, a tavola, davanti a bagnacauda e barbera, i protagonisti di questo mosaico hanno cominciato a raccontare, a modo loro, il confronto quotidiano per rendere quest’opera, sicuramente d’arte, ancora più bella. Si è sentita l’amicizia, a volte un po’ forte, che unisce tutti, con idee e visioni diverse, a creare qualche cosa che rimarrà nel tempo. Non un murales, certamente non un mosaico bizantino, ma un grande affresco che rimarrà nel tempo per raccontare la cultura, millenaria, della Val Pennavaire.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...