A Castelbianco nasce Scolabear, una birra che ha il sapore di Castellermo, montagna sacra

Una birra a chilometro zero, con un luppoleto strappato al bosco, di fronte al birrificio, che sa di entroterra, di Val Pennavaire, dell’ombra misteriosa di Castellermo, montagna sacra per gli antichi liguri. Da qualche giorno, al momento solo ad Albenga e Alassio, ma presto in tutta la Riviera, si può chiedere la “Scolabear”, birra che nasce a Castelbianco, da un’idea di Samuele Scola, 32 anni, erede della storica famiglia di ristoratori che, ovviamente appoggiato da genitori e fratello, ha dato vita al nuovo progetto.

“Una birra non solo artigianale, ma anche coltivata, nel nostro luppoleto a Castelbianco, di fronte al ristorante. Il nome della birra, una chiara di stile belga, non molto alcolica, beverina, si chiama Colombaire, della zona dove i nostri luppoli nascono, crescono e vengono raccolti”, racconta Samuele. Un luppoleto “strappato” al bosco tre anni fa, quando Samuele, dopo essersi congedato dall’Esercito, ha deciso di avviare sperimentazione e produzione con la consulenza del mastro birraio del “Filodilana” di Torino. “Ad oggi abbiamo 300 piante, abbastanza per produrre 8 mila litri di birra. E’ un luppolo che ha acquisito i profumi e gli aromi della nostra vallata, un prodotto che da vita ad una birra particolare, originale. Al momento la stiamo facendo conoscere in Riviera, ma già dal prossimo settembre c’è l’intenzione di produrne un altro tipo con aromatizzazione al pigato, con vinacce prodotte dall’azienda agricola di mio fratello, tutto a chilometro zero, ovviamente”, commenta ancora Samuele, mentre prosegue ad imballare le bottiglie di Scolabear nel piccolo, ma moderno e attrezzato, birrificio ricavato in un locale adiacente il ristorante di famiglia.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...