A Cosio una giornata per festeggiare i 60 anni del Situazionismo

A sessant’anni dalla fondazione dell’Internazionale Situazionista, Cosio d’Arroscia ricorda uno dei suoi cittadini più illustri, Piero Simondo, inaugurando lo Spazio Simondo, nell’intento di restituire la più ampia visibilità al lavoro di un protagonista instancabile del secondo Novecento. Lo farà sabato 29 luglio con il “Non Convegno” presso la Sala Consiliare del Comune di Cosio dove, fra l’altro, verrà presentato il libro di Giorgio Amico “Guy Debord e la società spettacolare di massa”. Alle 15:30, nella cornice dell’Oratorio dell’Assunta, verrà ripercorsa l’opera di Piero Simondo in un Convegno intitolato “Un Percorso partito da Cosio”: interverranno Sandro Ricaldone e Donatella Alfonso, che presenterà il suo ultimo libro “Un’imprevedibile situazione”, dedicato appunto a quei giorni frenetici del luglio 1957 in cui nacque a Cosio l’Internazionale Situazionista. Era il 28 luglio del 1957 quando, a Cosio d’Arroscia, sulle Alpi Marittime liguri, nella casa di un giovane pittore e della moglie, sposati da poco, arrivano una coppia di intellettuali francesi e un artista inglese che fotografa tutti, un visionario artista danese, la figlia della più famosa collezionista d’arte americana, un musicista geniale che fa preoccupare la mamma e un farmacista che si è fatto teorico dell’arte. In quei pochi giorni nasce, e in un certo senso già deflagra, quella provocazione artistica e culturale che sarà l’Internazionale Situazionista. I protagonisti di quei giorni (la leggenda vuole che una volta a Costo d’Arroscia, provenienti da Albissola, allora la “piccola Atene”, l’automobile rimase senza benzina, quindi Cosio fu quasi una tappa obbligata) si chiamano Guy Debord e Michèle Bernstein, Asger Jorn e Pinot Gallizio, Pegeen Guggenheim e Ralph Rumney, Walter Olmo. Saranno tutti ospiti di Piero e Elena Simondo e tutti protagonisti della stagione artistica di Albissola e della sua ceramica. Tutti a costruire una rivoluzione sotterranea che ha infiammato le strade del Sessantotto e la polemica culturale, si è nascosta ma cova ancora. “E sono le foto, adesso, a tramandare questa storia alla gente del paese che si chiama Cosio, lassù sulle Alpi Marittime dove il mare di Liguria lo senti quando arriva una folata di vento, ma subito sopra c’è la neve e, se ti giri a sinistra, sai che c’è la Francia. La gente: quella che è rimasta insomma, perché quassù la nebbia arriva anche a giugno e il mare è lontano persino per i tedeschi. La gente allora si rende conto che quel gruppetto di pazzi amici di Piero, lui sì amico di tutti, lui sì del paese, non erano venuti lì per una baldoria, ma per un’avventura che poteva nascere solo così, perché se sei lettrista o psicogeografico o immaginista, se hai vent’anni o anche se non li hai più, ma sai che l’idea più urgente è quella di cambiare il mondo, ecco che sei chiamato a inventare una cosa sola: l’Internazionale Situazionista”, scrive nella prefazione al suo libro Donatella Alfonso “Un’imprevedibile situazione Arte, vino, ribellione: nasce il Situazionismo”, edito dal Melangolo.Spiega invece Giorgio Amico, autore della biografia di Guy Debord, uno dei fondatori dell’Internazionale Situazionista: “Si tratta della prima biografia che appare in Italia sul personaggio centrale del movimento situazionista. Il libro, fondato sull’analisi sistematica delle opere ma soprattutto degli 8 volumi della corrispondenza di Debord, ricostruisce nei particolari il percorso che partendo dalla Cannes degli anni ’40 (dove Debord allora vive) arriva alla fondazione dell’Internazionale situazionista a Cosio nel 1957 e culmina poi nel Maggio francese. L’ultima parte tratta del periodo post-situazionista fino al suicidio del 1994. Si tratta di una storia soprattutto politica. Debord fin dagli inizi vuole rivoluzionare il mondo, l’arte gli interessa solo come mezzo. E infatti dal 1962 l’Internazionale situazionista è un movimento a tutti gli effetti politico. Questo contrasto tra artisti e politici che connota l’intero periodo iniziale (1957-1962) è stato finora poco trattato. Il libro vuole colmare questa lacuna oltre che far conoscere meglio il personaggio Debord di cui in Italia si sa veramente molto poco. Non esisteva una sua biografia mentre numerosissimi sono gli scritti sul suo cinema”.

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...