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A Fior d’Albenga una chiacchierata per “fotografare” il mondo del vino ligure

Una giornata a Fior d’Albenga per parlare di vino, quello ligure, fatto di storie, sudore, vigne strappate alla collina. Centosettanta aziende (ma potrebbero essere qualcuna in più, visto che manca un censimento ufficiale), spesso piccolissime (alcune hanno una produzione al di sotto delle 2 mila bottiglie all’anno), capaci di mettere in bottiglia veri nettari.

Una fotografia, quanto più possibile esatta, dell’affascinante mondo enologico regionale racchiusa in “Cantine Doc Liguria”, un libro di 224 pagine edito da Multiverso con testi di Virgilio Pronzati, una vera autorità del settore. A parlarne, a Fior d’Albenga, Mario Cucci, ideatore ed editore, e chi scrive, Stefano Pezzini. Un’occasione per spiegare meglio le grandi potenzialità del vino ligure e le altrettanto grandi criticità. A cominciare dal carattere dei liguri…”In effetti è così. Abbiamo censito 170 cantine, tutte citate gratuitamente, con 140 schede e 40 raccontate. Le altre 30 non ci hanno nemmeno ricevuto, a sottolineare come sul fronte della comunicazione ci sia ancora molto da lavorare”, ha raccontato Cucci. Altro tallone d’Achille le dimensioni delle singole cantine. “Vero, i numeri dicono che la produzione regionale è, in totale, di 5 milioni di bottiglie, di cui 3 tra Doc e Igp. In Piemonte o in Franciacorta molte cantine fanno numeri superiori. Un dato di fatto che dovrebbe convincere i produttori liguri a consorziarsi o, comunque, a fare squadra”, aggiunge. Magari promuovendo le varietà di vino, non solo le singole cantine, facendo operazioni di marketing a vantaggio dell’intero territorio.

La grande forza del vino ligure, che oggi sta recuperando vigne dismesse negli anni dello spopolamento dell’entroterra (un dato: nel 1970 la Liguria produceva vino, certamente non pregiato come quello attuale, per mezzo milione di ettolitri, oggi gli ettolitri sono 50 mila, seppur in lenta crescita), è nella sua biodiversità che spazia dal Pigato all’Ormeasco, dal Rossese di Dolceacqua al Vermentino, ai tanti vitigni “di nicchia” come Buzzetto, Bianchetta, Granaccia, Moscatello di Taggia e tanti altri ancora, vini che cambiano sapore e profumi a seconda della zona. “Vero anche questo e nel libro vengono riportati tutti, così come nelle pagine finali abbiamo inserito un glossario per avvicinare i curiosi al mondo del vino ligure. Un mondo pieno di storie e suggestioni. Noi ne abbiamo raccolto diverse, ma ce ne sono ancora moltissime da raccontare. Chissà, se come speriamo ci saranno altre edizioni ne raccoglieremo altre, così come saremo contenti che altri le raccontino”, conclude Cucci.



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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...