A Vado Ligure una mostra su Valerio Bacigalupo a 70 anni da Superga e il ricordo raccolto nel 1999 del fratello Pierino

Si apre sabato 18 maggio alle 17, nella prestigiosa sede di Villa Groppallo a Vado Ligure, la mostra  “Io, Valerio. Il mio tempo” dedicata a Valerio Bacigalupo nel 70° anniversario della tragedia di Superga. Un percorso che attraverso la figura di Valerio Bacigalupo, grande campione sportivo dell’Italia neo-repubblicana degli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale, racconta, attraverso un viaggio dal mito all’uomo, e dall’uomo al mito, tutta la bella e tragica realtà dell’essere persone davanti all’ineluttabilità del tempo e della morte. Cosa lega Vado Ligure al Grande Torino? I natali di Valerio Bacigalupo, portiere della squadra granata, deceduto insieme ai suoi compagni nell’incidente di Superga avvenuto il 4 maggio 1949.

La mostra inizia il suo racconto partendo dal “tempo che resta”, quel quarto d’ora che precede lo schianto del Fiat G.212 sulla collina di Superga. Cioè proprio quando l’aereo stava sorvolando i cieli di Vado dirigendosi verso Torino al rientro dalla trasferta contro il Benfica. Su quell’aereo siamo Valerio, siamo nei suoi pensieri, i pensieri di un ragazzo di 25 anni calato nel suo Tempo e nei suoi Tempi: la mostra infatti vuole essere anche una riflessione sui Tempi, su un’epoca, la sua società e la storia.

C’è poi naturalmente la storia di Valerio Bacigalupo come Uomo, come Campione e infine come Leggenda cristallizzata, fermata nel tempo e nella memoria della collettività.

Il tema della morte viene declinato nel grande motivo del memento mori, rivisitato in chiave contemporanea. Una morte che è essenza della vita: onnipresenza nella vita che ci suggerisce di usare bene il tempo che abbiamo avuto in sorte dal destino. Il tempo che ha senso di essere vissuto, nonostante l’infinita vanità. Il tempo speso bene, etico. Il tempo che assume qualità dal valore delle proprie scelte. È una questione, alla fine, di quarti d’ora. E quello granata è diventato famoso per il significato che ha assunto: il sacrificio, la passione, l’allenamento.

A far scaturire i temi espositivi saranno, dal Salone Principale al piano terra di Villa Groppallo, le quattro allegorie di Arturo Martini, che guideranno i visitatori tra Storia, Sacrificio, Guerra e Vittoria di Valerio Bacigalupo. La mostra sarà infatti in costante dialogo con le opere e gli spazi di Villa Groppallo, dalla fine, un racconto a ritroso negli anni che furono di Valerio, di Vado e dell’intero nostro Paese fino all’altra fine. Cioè all’inizio del Mito.

Porto, umilmente, l’articolo a mia firma pubblicato nel 1999 su La Stampa, l’intervista a Pierino Bacigalupo, il più piccolo dei fratelli Bacigalupo: G’ou para”. Aveva solo 15 anni, ma Valerio era già sicuro delle sue possibilità. Alla partita d’esordio tra i pali del Vado contro il Savona aveva tranquilizzato i fratelli, Manlio soprattutto, che lo aveva voluto a difendere i rossoblu. Manlio, che nel ’27 aveva vinto lo scudetto col Torino assieme a Rossetti e Libonatti, aveva molta fiducia nel più piccolo dei Bacigalupo. Sono ì ricordi di Pierino, classe 1918, che a un tavolino di «Dau Baci» racconta la storia della sua famiglia e dell’indimenticabile portiere. Gli occhi umidi per il caldo e la commozione ricorda di quando, nel ’46, va a trovare Valerio in quel di Torino: «Non era sicuro se il suo cartellino era del Genoa o del Savona. I dirigenti granata, dopo averlo visto, fecero una veloce ‘indagine’ e dopo due giorni telefonarono. ‘Sei del Toro’. Centossesanta mila alla società, 80 mila a lui. Tra le clausole, anche quella di un’amichevole da giocare a Savona». Pierino, centravanti biancoblù si trova a giocare contro il fratellino. Ha la palla del gol, tira, ma Valerio da terra sembra una molla, si alza e con una mano butta fuori il pallone. «Mi sarebbe piaciuto fare un gol a Valerio, ma credo proprio fosse impossibile», ricorda Pierino. Non c’erano le informazioni di oggi, il portiere tornava a Vado una volta al mese in compagnia di giocatori come Mazzola e Rigamonti. «Ma la maggior parte delle volte veniva da solo: gli chiedevamo del Toro, delle partite, ma lui anziché parlare dei granata chiedeva del suo Vado, del Savona. Ci diceva: ‘Di noi sapete tutto, leggete i giornali, di voi non so nulla’». Pierino sembra perder lo sguardo sulla linea di confine tra mare e cielo, forse è il ricordo, forse le cose dette e non dette al fratello più piccolo: «Facevamo spesso passeggiate sulla spiaggia tra il prolungamento e il confine con Bergeggi. Papà aveva lo stabilimento balneare Tivoli, Valerio avrebbe voluto coi suoi guadagni acquistare una villetta per i genitori e un altro stabilimento balneare, Non c’è stato tempo ed è anche per questo che quando abbiamo cambiato nome ai nostri Bagni li abbiamo dedicati a Valerio». Pierino oggi è circondato da figli e nipoti, ma non dimentica i fratelli, la sua infanzia sulla spiaggia: «Eravamo 11 tra fratelli e sorelle, tutti appassionati di sport, soprattutto di calcio e nuoto. Il primo, Titto, giocava ala sul transatlantico Rex dove lavorava, altri fratelli sono ar-rivati ai vertici nazionali del nuoto, quasi tutti abbiamo giocato in serie C, B ed A nel calcio. E’ un cromosoma quello che ti porta a giocare a calcio o a nuotare. Erano sport poveri, che potevano fare tutti, ma c’era tanta gioia e tanto spirito di amicizia e competizione». Pierino «chiude» il libro dei ricordi ed apre quello delle fotografie, dei ritagli ingialliti di giornali degli Anni ’40. E scopri che l’Argentina avrebbe dato a Valerio «Bacigaluppo» 33 milioni per fargli cambiare nazionalità. Ovviamente, aveva rifiutato. E lo vedi coi campioni del Toro e della Nazionale, ricevuto come un Capo di Stato nei più importanti Paesi del mondo, sorridente nelle foto di rappresentanza o spiritoso, e in quelle plastiche delle sue parato. Fino ai titoli tragici che riportano anche il suo nome. Per raccontare il Torino che non c’è più. Una foto dei funerali del Grande Torino: furono seguiti da una folla immensa Pierino Bacigalupo racconta, al tavoli di «Dau Baci», l’epopea del fratello Valerio”

Torniamo alla mostra che alterna installazioni, contributi video, esposizione di oggetti e cimeli frutto della collaborazione con il Museo del Grande Torino e testi raccolti negli ultimi mesi dai ricercatori. Ci saranno anche momenti di interazione con i visitatori che coinvolgeranno non solo il percorso interno della mostra ma l’intero tessuto cittadino.

Prosegue nel frattempo la raccolta di altri materiali per dare spazio all’intera comunità con l’obiettivo di presentare quante più testimonianze possibili, raccogliendo anche memorie personali o familiari che solitamente non entrano nella storia “ufficiale”. Sono già pervenuti diversi contributi e sollecitazioni, testimonianza del fatto che davvero quella storia, la storia del Grande Torino, fa parte della memoria e della vita di intere generazioni di famiglie.

Articoli, fotografie, aneddoti, cartoline, ritagli, testimonianze e racconti da registrare, magari tramandati di generazione in generazione conservati da sportivi, colleghi di lavoro, amici, vicini di casa, avversari, abitanti della vecchia Vado…

Per informazioni www.iovalerio.it. o per un appuntamento coi curatori, telefonare ai numeri 019 2054914 o 3405889471

Per gli aggiornamenti su Facebook è possibile seguire l’evento della pagina Facebook del Comune di Vado @ComuneVadoLigure; Per le condivisioni: #iovalerio

L’evento, promosso dal Comune di Vado Ligure, ha come partner il Museo del Grande Torino di Grugliasco ed è patrocinato dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio e dal Torino F.C. Due le mediapartnership nazionali: La Stampa e Tuttosport. Il progetto è di Studiowiki srl.

Condividi su

About the Author

Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...