Ad Albenga nasce il pellet a chilometro zero

Enrico Isnardi è, quel che si dice, un sognatore, ma è, prima di tutto, un ligure, pragmatico, lucido e paziente. Come informatico, il suo lavoro, ha creato un’azienda informatica di successo, ma non gli bastava. Così, nel giro di pochi anni, a Leca d’Albenga, ha fatto rivivere (con tanto di creazione di nuovi posti di lavoro) un asilo e, subito dopo, ha trasformato il suo sogno in realtà: un progetto di economia circolare, creare ad Albenga un impianto per la produzione di pellet utilizzando i prodotti della potatura di ulivi e alberi vari. Il sogno, diventato impresa, si chiama Pellet Ingauno, ed è un consorzio che, da pochi mesi, raccoglie gli sfalci, li trasforma in pellet e lo commercializza.  

“Questo progetto è il primo in Liguria ed è replicabile, ma soprattutto darà a 4 ragazzi dell’Agrario e 2 dell’ITIS la possibilità di trovare un’occupazione stabile. E sono ancora aperte le candidature per due posizioni professionali, una agraria-forestale e una tecnica”, racconta con orgoglio.

Tutto parte da una considerazione: gli operatori del verde, chi pota, chi cura gli alberi, ulivi o boschi, sono costretti ad affrontare un notevole impegno economico per lo smaltimento delle fronde recise. “Con il nostro progetto, tutto questo, attraverso una filiera tecnologico-produttiva, poteva essere trasformato in un combustibile ecologico e totalmente naturale, un pellet sicuro a km0 ad alto potere calorico perché composto, in gran parte, dal legno con la più alta resa calorica, quello di ulivo”, racconta Enrico. Il tutto con notevoli benefici per l’ambiente, non solo attraverso un utilizzo consapevole degli scarti che da ingombrante rifiuto si trasformano in una risorsa naturale, ma anche favorendo la drastica riduzione degli abbruciamenti, ancora oggi troppo spesso utilizzati per smaltire i residui delle potature. E, da non sottovalutare, l’abbattimento delle emissioni. Oggi, infatti, il pellet che si brucia nelle stufe arriva da Nord Italia, Austria, Canada, con notevoli spese di trasporto ed emissioni di CO2.

Anche la plastica è bandita, il pellet di ingauno, infatti, viene venduto in cassoni, portati dal Consorzio, agli aderenti al Consorzio che, con una quota, acquistano e prenotano una quantità di pellet che basta per tre anni di riscaldamento, a prezzo concordato e calmierato, con la consegna a casa. E l’attenzione all’ecologia è dimostrata anche dall’energia utilizzata nel capannone di San Giorgio, dove ha sede Pellet Ingauno: il Consorzio Ingauno Energia Pulita, infatti, opera da anni per la diffusione delle energie rinnovabili, sostenendo la salvaguardia del patrimonio naturale. Anche la produzione del pellet naturale, certificato a chilometro zero segue questo orientamento e viene effettuata attraverso una filiera a basso impatto ambientale il cui ciclo produttivo è alimentato, in gran parte, dall’energia prodotta da un impianto fotovoltaico di 60 kwp. L’esecuzione delle potature, inoltre, avviene mediante apposite attrezzature a batteria. Dal recupero di materiali di scarto nasce, così, un combustibile ecologico e totalmente naturale, il pellet a chilometro a KM0, che potrà essere utilizzato anche per il riscaldamento delle serre agricole nei mesi invernali, anche dando nuova vita a coltivazioni da tempo abbandonate a causa degli alti costi di produzione.

Il prossimo passo, per Enrico Isnardi, è la creazione di una cooperativa tra i giovani dipendenti che gestiranno Pellet Ingauno. Per quanto riguarda lui, infatti, ha altri sogni da realizzare…

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...