Ad Arnasco nasce l’olio con le olive coltivate nel Roero

Sono arrivati ad Arnasco sabato mattina di buon’ora, al frantoio della Cooperativa Olivicola con diversi cestoni di olive coltivate nel Roero. No, non ho sbagliato a scrivere, proprio nel Roero, provincia di Cuneo, terra di grandi vini, grandi formaggi, tartufo, nocciole, si coltivano anche gli olivi. Con ottimi risultati dal punto di vista dell’olio. Qualche cosa in più di un esperimento, insomma.

 

“Non siamo in Langa, dove ogni centimetro di terra è vocato al vino, noi stiamo riportando gli olivi in una zona agricola vocata a frutteto e noccioleto. Dico riportando perchè, alle spalle di Santa Vittoria, dove abito, c’è il Monte Oliveto, segno che in passato l’olivo era presente nelle nostre zone. Abbiamo impiantato cultivar leccino e frantoio, varietà toscane che meglio si adattano alle nostre zone”, spiega Carlo Oricco, olivicoltore per passione, visto che l’olio che produce serve per famigliari e amici. Chi invece coltiva l’olivo all’interno di un’azienda agricola che da molta importanza al biologico è Daniela Battaglino, di Monticello. Anche nel suo caso le cultivar sono toscane, la quantità di olio prodotto limitata, ma l’intenzione è quella di sviluppare anche questo settore. La scelta del frantoio della Cooperativa Olivicola di Arnasco non è stata casuale. “Una volta, parlo di secoli fa, a Monticello c’era un frantoio. Poi, dopo una terribile gelata che, di fatto, distrusse l’olivicoltura sulle nostre colline, chiuse i battenti e fu trasformato. Quello di Arnasco ci da garanzie per le nostre olive”, racconta Marco Sartore, marito di Daniela, e contitolare dell’azienda edile Fratelli Sartore impegnata, tra l’altro, nella costruzione di cantine in terra cruda per alcuni dei più importanti marchi enologici di Langhe e Roero.

Soddisfatto dei nuovi clienti Luciano Gallizia, presidente della Coop olivicola di Arnasco: “Ovviamente siamo contenti, non tanto per qualche gombata in più, quanto per la stima che ci arriva dal Piemonte. Se aggiungiamo il fatto che si tratta di olivicoltori competenti e appassionati, non ci resta che sperare sia il primo passo per una collaborazione sempre più stretta”.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...