Addio a Ettore Vio, uno dei grandi pionieri del Pigato di qualità

Chissà, forse lassù (per chi crede, naturalmente, e purtroppo non sono tra quelli), dopo musicisti e poeti, vogliono provare a fare del vino buono. Nel giro di una manciata di mesi sono mancati Lupi, gigante dell’Ormeasco, Bruna, gigante del Pigato, ed ora Ettore Vio, non solo vignaiolo, ma anche intelligente uomo di marketing, quando il marketing quasi non lo si conosceva. E’ mancato la notte scorsa, nella sua Vendone, a 94 anni, sereno certamente perchè consapevole che la sua eredità è stata raccolta non solo dal figlio Claudio, ma anche dal nipote Stefano, appassionato viticoltore e olivicoltore.

Il marketing, si diceva. Ettore Vio, assieme all’amico Pippo Parodi, un altro dei “padri nobili del Pigato”, ebbe l’idea, ben prima dell’avvento della doc, di caratterizzare il suo vino. Pippo lo chiamo “dei Massaretti”, Ettore “della Crosa”, la frazione di Vendone dove aveva casa e cantina. Una scelta vincente, lo sottolineò, alla fine degli Anni ‘70, Luigi Veronelli, perchè in quel modo legava il vitigno ad una zona, nessuno avrebbe potuto coltivarlo altrove. Del resto le sue vigne, a Vendone, sono vigne di una viticoltura che oggi si definisce “eroica”, per la pendenza del terreno, per la difficoltà di un lavoro tutto manuale, per i piccoli appezzamenti, sparsi, lontani dalla cantina, che danno un vino che sa non solo di Liguria, di territorio, ma anche di sangue e sudore. Il suo vino, il Pigato della Crosa, il vermentino, il suo rosso Runcu Brujau, un vino da tavola che può competere con tanti doc italiani, e l’ultimo arrivato, una granaccia di grande valore, sono lo specchio di un territorio. Anche la nipote Sara, tornata a Vendone da Milano, ha ereditato la passione per la terra dal nonno, al punto di rimettersi in gioco e produrre zafferano (oggi una De.Co. di Vendone) che ha chiamato, sa vans sans dire, “Zafferano della crosa”. Ettore Vio è stato anche un attivista della Cia. Ricorda Mirco Mastroianni, presidente provinciale della Confederazione ed “erede” per moglie, carisma e passione della cantina di Pippo Parodi: “E’ stato lui a fondare la storica azienda vitivinicola negli anni ’70. Lascia la moglie Natalina, che ha condiviso con lui tanti anni di lavoro e passione nei vigneti e nelle cantine. Oltre a Claudio, che ha preso in mano il timone dell’azienda agricola, lascia il figlio maggiore Ivano e i nipoti. Collaborò con Pippo Parodi e furono tra i primi a valorizzare e promuovere il vino Pigato. La Confederazione esprime cordoglio e vicinanza alla famiglia dello storico viticoltore, uno dei protagonisti della produzione vinicola albenganese”.

I funerali si svolgeranno lunedì 9 settembre, alle ore 11, nella chiesa parrocchiale di Vendone.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...