Addio a Peppino Schivo, lo chef degli Azzurri di Bearzot Campioni del Mondo

Arrivavano da Piemonte e Lombardia apposta per sedersi ai tavoli del suo ristorante di Vadino. Poche ore fa, a 89 anni, Giuseppe “Peppino” Schivo, ha deciso di portare la sua sapienza in cucina tra le stelle, non quelle Michelin, quelle del cielo. E’ morto all’improvviso, sereno, dopo una vita passata a deliziare prima i clienti, poi gli amici, con i suoi piatti. Albenganese di Vadino aveva aperto il suo ristorante “Da Schivo”, vicino alla caserma Piave, alla fine di via Tiziano.

Tra gli Anni ’60 e ’80 è stato un mito per gli amanti della cucina di mare. Peppino, assieme a Ferrer Manuelli a Borghetto (e poi Vado) e a Silvio Viglietti del Palma di Alassio, era uno degli chef (ma allora si chiamavano cuochi, quando non osti) più in voga. Poi, dopo l’esperienza albenganese, una breve gestione alla Puerta del Sol, il complesso turistico di Alassio che nel 1982 ospitò il ritiro della nazionale di Bearzot che diventò campione del mondo in Spagna. Poi il ritiro dalle scene e dai fornelli, almeno quelli pubblici perché, per gli amici, Peppino ha continuato a cucinare.

La sua storia professionale cominciò negli Anni ‘50 ad Albissola, al ristorante Pescetto, all’epoca meta di grandi artisti come Aligi Sassu, del resto Albissola era considerata “la piccola Atene”. Dopo aver imparato Peppino torna ad Albenga e, lui figlio di un ‘tonnarotto’ che faceva la stagione nelle tonnare sarde, apre il ristorante trasformando la trattoria della zia, a Vadino, di fronte alla caserma Piave. Nel giro di poco tempo il suo ristorante diventa un punto di riferimento per chi vuole mangiare bene. “Facevamo 80, 90 coperti sia a mezzogiorno che a cena, arrivava gente ricca da tutto il nord Italia, avvocati, architetti, industriali. Ricordo che Umberto Agnelli, che veniva spesso, mi propose di lasciare Albenga per andare a lavorare in un locale che mi avrebbe aperto a Torino. Dissi di no, preferivo essere libero ad Albenga che sotto padrone da un’altra parte. Da me venivano, mangiavano bene, e pagavano”, aveva recentemente raccontato. La lista dei suoi clienti è incredibile: Pertini, Fernandel, Causescu, solo per citarne alcuni. “Pertini veniva assieme a due amici con una Panda rossa”, ricordava. Nel 1980 la chiusura del ristorante, ma due anni dopo è di nuovo ai fornelli, chiamato dal proprietario della Puerta del Sol ad Alassio per gestire il ritiro degli Azzurri di Bearzot, futuri campioni del mondo. “Li ho fatti mangiare bene, e alla finale di Madrid, al Barnabeu, c’ero anche io, invitato dagli azzurri e da Tomagnini. Ero in seconda fila, proprio dietro a Pertini”, raccontava. Il suo segreto in cucina? Prodotti di altissima qualità, gamberi di Imperia, verdure di Albenga e tanta passione.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...