Aimone Vio nello scatto di Rita Baio: un celta in battaglia

In un caso come questo la prima cosa da fare è dichiarare, senza se e senza ma, il proprio conflitto di interesse. Nei confronti di Rita Baio, grande chef (i suoi dolci sono inarrivabili) e sensibile fotografa (ho nella mia personale raccolta alcuni scatti che mi ritraggono e restituiscono l’orso che sono), nei confronti di Aimone Vio, il soggetto immortalato, agricoltore innamorato dei carciofi, vignaiolo di grandissimo spessore forse per caso, come per caso (in questo caso il Caso ha un nome, Chiara, che gli ha donato tre splendide figlie, non solo per estetica, ma soprattutto per valori: Caterina, Camilla e Carolina), imprenditore. Un grande amico, ligustico, non siamo capaci di dimostrarci affetto se non con gesti buttati lì, diceva Gianni Agnelli, ci sono grandi amicizie con il Lei e grandi volgarità con il tu. Noi ci si dà un tu che, in italiano, è un Lei.

Dopo la premessa andiamo alla ciccia. A Bastia d’Albenga, da sempre, ci sono le nausiche, grosse conchiglie che, soffiate, emettono suoni simili alle cornamuse. Si suonano al Venerdì Santo, e dopo i giovani vanno a fare gli “squerni”, scherzi, spostano piante e arredi se, davanti alla porta di casa non ci sono bottiglie o vivande. Il Coronavirus ha annullato gli squerni, non la musica delle nausiche. Aimone ha tirato fuori da un cassetto la sua conchiglia e ha suonato, Rita Baio lo ha ritratto in una fotografia che restituisce la faccia, scolpita, di un celta ingauno, un gallo (nel senso di galata, non certo di pennuto), fiero, pronto ad affrontare le legioni romane che a pochi chilometri da Bastia, a Villanova, si scontrarono con gli Albiumingauni alleati dei cartaginesi. Una foto splendida, e mi perdonerà il presidente del Circolo fotografico San Giorgio Paolo Tavaroli se, per una volta, gli rubo la scena per proporre uno scatto che, come scriverebbero quelli bravi, vale il biglietto. Brava Rita Baio, bello il mio amico Aimone Giobatta Vio. Auguri a tutti i fotografi del Circolo, e ovviamente a Chiara, Aimone e family.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...