Al Pernambucco di Albenga una “padella” di sapori della tradizione e vini liguri di grande equilibrio

Il grande giardino, primi Anni ‘70, appena aperto, era uno dei punti di raccolta delle compagnie dei ragazzi di Albenga che trascorrevano i pomeriggi con lunghe sfide a minigolf e biliardino, oppure sugli schettini sulla grande pista. Un grande spazio verde in una Albenga che lentamente stava cambiando. Il Minigolf è stato il primo “parco a tema” di una cittadina indecisa se essere anche turistica oltre che agricola. Floricola, per la verità, e il Minisport, nella settimana di Pasqua, si trasformava in un’ampia area espositiva dove i floricoltori di Albenga facevano concorrenza alla genovese Euroflora. Una manifestazione capace di richiamare migliaia di persone da mezza Italia.

Ma il Minisport, per me più grande, Anni ‘80 e ‘90, era diventato nel frattempo il ristorante dove gustare un trionfale fritto misto, asparagi, carciofi, pesci sconosciuti. In cucina Ivana (non chiamatela chef se non volete essere insultati), moglie di Luciano Alessandri, l’anima in sala e nelle pr, mentre il figlio Massimo, oggi apprezzato vignaiolo a Ranzo e sommelier in sala, portava ancora i pantaloni corti. Era una cucina di forte impronta ligure, di mare, ma con il gusto del grande olio di Ranzo. Piatti della tradizione, materie prime freschissime e di qualità, porzioni abbondanti, hanno da sempre caratterizzato la cucina del Minisport che, negli Anni ‘90, cambia nome (ma non formula) e diventa Il Pernambucco, con un locale rinnovato e decisamente più elegante. All’inizio del nuovo secolo in cucina entra Nicoletta Pellegrinetti, giovane e talentuosa, diventata moglie di Massimo. Suocera e nuora vanno d’accordo e la fantasia della giovane si sposa in maniera eccellente con l’esperienza di Ivana.

Veniamo all’oggi, perchè martedì sera, dopo anni, sono tornato al Pernambucco. Con Luciano, amico di vecchia data, Nicoletta, Massimo e Giacomo, 8 anni, il simpatico figlio, si è parlato a lungo di vino e, naturalmente, le bottiglie stappate sono state tante. Aperitivo con un Costa de vigne Vermentino 2018, fresco, suadente, splendido con i pezzetti di focaccia uscita dalla cucina. Ottimo anche (torniamo alla cucina), con un flan tiepido di foglie di scorzonera (sempre più convinto che sia un prodotto antico da valorizzare nella cucina di oggi) irrorato da un filo di grande olio extravergine. Con l’insalatina di carciofi e gamberetti, un grande classico del Pernambucco, si è passati ad un pigato Vigne Veggie del 2018, fresco, sapido, suadente. Stesso pigato, ma annata 2017, sui muscoli (cozze per i non liguri) ripieni alla spezzini, ben bilanciati nel gusto. Ancora lo stesso pigato, ma 2016, per la “padella”, una delle novità più ghiotte di questi anni al Pernambucco. In pratica una padella di rame che diventa piatto, con spaghettoni conditi con pomodorini, capperi, aglio e gamberi rosa di Sanremo. Un piatto unico, vista anche la porzione, dove il sapore dolce dei gamberi non viene sovrastato dal sugo. Splendido l’abbinamento col vino che, invecchiato, acquista idrocarburi e acidità che sgrassa il palato. Sui segreti dei vini di Massimo (ci sono gli interessantissimi rossi, un grande passito e una novità) ne parleremo nei prossimi giorni.

INFO: 0182 53458 o 0182 555118, Viale Italia 35.

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...