Al Saracena di Ormea la “piccola cucina” sta “mangiando” l’enoteca…

Non so se sia una cosa buona o cattiva, ma il fatto che una eccellente “enoteca con piccola cucina” stia diventando più frequentata per la “piccola cucina” che per i suoi vini lascia perplessi…Positivamente perplessi, sia ben chiaro, perchè le bottiglie esposte e in degustazione Al Saraceno di Ormea diventano ad ogni visita più interessanti, così come i distillati e le tante godurie del palato, dai formaggi alle conserve, dai salumi ai cioccolati…

Ma andiamo con ordine. Maurizio Sasso, sempre più in carriera nell’Olimpo dell’Ais (Associazione italiana sommelier), un paio di anni fa decide con lucida follia di trasformare quel che un tempo era il tempio della dolcezza, la pasticceria Sappa, a metà della via principale di Ormea, via Roma, con madonne ed edicole votive su ogni facciata dei palazzi,  chiusa da qualche tempo, nel tempio dei vini e del gusto. Una follia pensare che Ormea, bella e viva, certo, ma un po’ troppo piccola, potesse far vivere una enoteca di nicchia…La fortuna aiuta gli audaci, Ormea, ancora una volta, come nella storia, ha dimostrato di essere il punto di unione tra la Liguria, la Riviera, e il Monregalese, e Al Saraceno è ben presto diventato un punto di riferimento per gli amanti del vino e dei prodotti di alta qualità, soprattutto quelli della Val Tanaro, dagli splendidi formaggi ai mieli, alle verdure sott’olio e via dicendo. L’idea di abbinare la “piccola cucina”, ne avevamo parlato nell’inverno dello scorso anno, era stata una logica conseguenza, quel che non potevamo prevedere è il successo dell’iniziativa, ma anche la grande, grandissima crescita della cucina.

La conferma domenica 7 luglio quando, più o meno inattesi, siamo arrivati in quattro alle 13,30. Nessuno tavolo libero (in effetti i coperti non sono moltissimi, ma sempre di una enoteca stiamo parlando), ma una compagnia di ragazzi è al caffè, dieci minuti e il tavolo è recuperato. Il menù è giustamente corto, taglieri, ostriche (sì, ostriche e che ostriche, a Ormea) torte di verdure come antipasto, ravioli con burro salato di Normandia, tagliatelle con gamberetti e zucchine trombetta di Albenga, piccagge di farina di castagne con sugo di panna, porri e funghi come primo, salmone selvaggio, carni, coniglio per secondo. Prezzi tra gli 8 e i 14 euro a portata, porzioni abbondanti senza eccessi. Vini a calice, scegliendo tra bollicine Altemasi, Soave, Ormesco, rossi piemontesi e lombardi (da 3,50 a 5 euro a calice, tutti di altissima qualità). Per quattro taglieri, 4 calici, un piatto di tagliolini, due ravioli, un salmone selvaggio con contorno, due dolci (splendide coppe di crema allo yougurt con frutti di bosco) alla fine si sono spesi 25 euro a testa, prezzo più che onesto.

Da qualche giorno, poi, esiste un “menù merenda”, con toast saraceni (significa farciture local), hamburger casalinghi, torte verdi, dolci fatti in casa, birre locali e altre varie golosità. Bravo Maurizio e complimenti alla cucina!

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...