Alassio, la cucina giovane e gourmet del Maqueda

Macheda e Ottonello in azione

L’idea era suggestiva ma difficile da realizzare: trasformare il ristorante di un ottimo albergo sulla spiaggia di Alassio in un ristorante gourmet, mantenendo però anche il servizio alla clientela alberghiera. L’esperimento è perfettamente riuscito. Succede all’Hotel Regina, gestito da decenni dalla famiglia Macheda (Aurelio è l’attuale presidente dell’associazione albergatori alassini), che da qualche settimana ha ricavato nella veranda dell’elegante terrazza sul mare il “Maqueda”, new entry tra le offerte gourmet della Riviera.

 

All’apparenza nulla è cambiato, si entra nell’hotel (da quest’anno, nel parcheggio, troneggia anche una colonnina per la ricarica rapida delle auto elettriche) e si percorre il lungo corridoio in graniglia e marmo che porta alla terrazza. A destra l’ampia sala da pranzo per gli ospiti dell’albergo, a sinistra, separata solamente da una essenziale libreria e dal leggio con le proposte del giorno, la sala, più piccola, una trentina di coperti in tutto, del Maqueda. Identico, semplice ed elegante, il tovagliato e la mise en place. In cucina i giovanissimi chef Daniele Macheda (sì, proprio il figlio di Aurelio, ma non pensate ad un caso di nepotismo, vedremo poi perchè) e Davide Ottonello. Compagni di classe all’Alberghiero di Alassio, nonostante la giovane età hanno accumulato molte esperienze in Italia e all’estero, sotto la guida di grandi chef, stellati e no, e scuole di specializzazione internazionale. Il risultato finale è che, in due, riescono a seguire, velocemente e senza intoppi, sia la linea alberghiera sia quella del Maqueda, mentre in sala sommelier e camerieri sono professionali, cordiali ed efficienti. La cucina si basa, siamo a un passo dalla spiaggia, sul mare (non mancano però le carni, splendido un raviolino con guancia di maiale), ma a farla da padrona è la fantasia e la professionalità dei due chef, con qualche contaminazione etnica, fusion. I grandi classici, compreso la cacio e pepe, sono rivisitati e rivoluzionati, grande spazio per quel che sembra ma non è, alla sorpresa, insomma. Così il pesce viene abbinato alla toma brigasca, le mele acerbe al filetto, il basilico ai dolci. Gusti interessanti, appaganti, così come appaganti sono le porzioni. Prezzi adeguati, un pelo più bassi di quel che si potrebbe pensare, cantina in evoluzione con ampio spazio per buone etichette liguri e italiane. Non mancano bollicine, italiane e francesi, e una discreta selezione di distillati.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...