Albenga ricorda San Martino per legare l’Europa con un cammino

Si è iniziata a Palazzo Oddo di Albenga, con un primo meeting, la quattro giorni del Progetto New Pelgrim Age- Interreg Central Europe  con i partner europei provenienti da Ungheria, Slovenia, Croazia e Veneto che aderiscono al progetto europeo per valorizzare i sentieri, i luoghi di San Martino. Una iniziativa che vuole promuovere una valorizzazione storica, culturale e turistica di un’Europa sempre più fragile, che deve ritrovare la sua ragion d’essere anche nella valorizzazione dei suoi personaggi unificanti.

 

E’ già stato tagliato il nastro alla mostra organizzata dal Circolo fotografico San Giorgio dal titolo “I luoghi di San Martino nel savonese”. Venerdì 9 novembre alle 14,30, all’Auditorium San Carlo, si svolgerà un Incontro pubblico per spiegare il progetto. Il tema centrale che collega tutti gli eventi è l’identità culturale di San Martino che ha vissuto sull’isola Gallinara tra il 356 ed il 360 d.C. Il programma prevede inoltre sempre venerdì alle ore 21, presso l’Auditorium San Carlo un concerto di Lamberto Curtoni, violoncello, nel quadro della rassegna “Concerti d’Autunno”. Sabato 10 novembre, a conclusione del Concorso di Idee lanciato dal Comune nell’ambito del Progetto NewPilgrimAge, saranno premiate le idee selezionate nel corso di una cerimonia pubblica che si terrà a Palazzo Oddo, alle 16. Infine, domenica 11 novembre – giorno di San Martino – si terrà, alle 16:30, a Palazzo Peloso Cepolla l’incontro “S. Martino dall’addio alle armi all’eremo della Gallinara”, a cura dell’Istituto Internazionale Studi Liguri al quale interverrà Giorgio Barbaria. La giornata si concluderà, alle 18:00, con una Santa Messa officiata da S.E. il Vescovo Monsignor Guglielmo Borghetti nella Cattedrale di San Michele. Sabato e domenica il centro storico di Albenga (al di fuori del progetto europeo), ci sarà la festa di San Martino con vini, cibo da strada, musica.

 

IL PROGETTO

 

Il Progetto NewPilgrimAge (NPA) è stato approvato e cofinanziato nell’ambito del Programma Interreg Central Europe. Il Programma, nel quadro della politica di coesione dell’Unione Europea, ha l’obiettivo di cofinanziare progetti di cooperazione transnazionale in tema di innovazione, energia, risorse naturali e culturali, e trasporti. Il progetto NPA intende rispondere agli obiettivi dell’Asse 3 del Programma (Risorse naturali e culturali per una crescita sostenibile) e, più in particolare, all’obiettivo specifico 3.2: migliorare le capacità per l’uso sostenibile del patrimonio e delle risorse culturali.

Nel quadro del Progetto NPA, quattro paesi dell’Unione europea (Ungheria, Slovenia, Croazia ed Italia) stanno cooperando allo scopo di sviluppare e proporre nuove iniziative che siano in grado di valorizzare il proprio patrimonio culturale tangibile ed intangibile legato a San Martino, simbolo di condivisione, ospitalità e tolleranza. San Martino è uno dei santi più popolari in Europa centrale con migliaia di monumenti a lui dedicati, ma anche con un patrimonio culturale intangibile (feste tradizionali, leggende, ecc.) che consente di mantenere viva la sua memoria. A lui è dedicata anche uno degli Itinerari Culturali del Consiglio d’Europa, la Via Sancti Martini che attraversa tutti i paesi coinvolti nel progetto. Le città partner del progetto sono, pertanto, motivate a far rivivere, attualizzandola, questa eredità culturale e a promuovere i valori comuni di solidarietà ed ospitalità legati a San Martino.

 

SAN MARTINO DI TOURS (Tratto da Wikipedia)

Martino nacque a Sabaria Sicca (odierna Szombathely, in Ungheria) in un avamposto dell’impero romano alle frontiere con la Pannonia. Il padre, tribuno militare della legione, gli diede il nome di Martino in onore di Marte, il dio della guerra. Ancora bambino si trasferì coi genitori a Pavia, dove suo padre aveva ricevuto un podere in quanto ormai veterano, e in quella città trascorse l’infanzia. A dieci anni fuggì di casa per due giorni che trascorse in una chiesa (probabilmente a Pavia). Nel 331 un editto imperiale obbligò tutti i figli di veterani ad arruolarsi nell’esercito romano. Fu reclutato nelle Scholae imperiali, corpo scelto di 5 000 unità perfettamente equipaggiate: disponeva quindi di un cavallo e di uno schiavo. Fu inviato in Gallia, presso la città di Amiens, nei pressi del confine, e lì passò la maggior parte della sua vita da soldato. Faceva parte, all’interno della guardia imperiale, di truppe non combattenti che garantivano l’ordine pubblico, la protezione della posta imperiale, il trasferimento dei prigionieri o la sicurezza di personaggi importanti In qualità di circitor, il suo compito era la ronda di notte e l’ispezione dei posti di guardia, nonché la sorveglianza notturna delle guarnigioni. Durante una di queste ronde avvenne l’episodio che gli cambiò la vita (e che ancora oggi è quello più ricordato e più usato dall’iconografia). Nel rigido inverno del 335 Martino incontrò un mendicante seminudo. Vedendolo sofferente, tagliò in due il suo mantello militare (la clamide bianca della guardia imperiale) e lo condivise con il mendicante. La notte seguente vide in sogno Gesù rivestito della metà del suo mantello militare. Udì Gesù dire ai suoi angeli: «Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito». Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro. Il mantello miracoloso venne conservato come reliquia ed entrò a far parte della collezione di reliquie dei re Merovingi dei Franchi. Il termine latino medievale per “mantello corto”, cappella, venne esteso alle persone incaricate di conservare il mantello di san Martino, i cappellani, e da questi venne applicato all’oratorio reale, che non era una chiesa, chiamato cappella. Il sogno ebbe un tale impatto su Martino, che egli, già catecumeno, venne battezzato la Pasqua seguente e divenne cristiano. Martino rimase ufficiale dell’esercito per una ventina d’anni raggiungendo il grado di ufficiale nelle alae scholares (un corpo scelto). Giunto all’età di circa quarant’anni, decise di lasciare l’esercito, secondo Sulpicio Severo dopo un acceso confronto con Giuliano, il Cesare delle Gallie in seguito noto come Apostata. Lì Iniziò la seconda parte della sua vita.

Martino si impegnò nella lotta contro l’eresia ariana, condannata al I concilio di Nicea (325), e venne per questo anche frustato (nella nativa Pannonia) e cacciato, prima dalla Francia, poi da Milano, dove erano stati eletti vescovi ariani. Nel 357 si recò quindi nell’Isola Gallinara ad Albenga in provincia di Savona, dove condusse quattro anni di vita eremitica. Tornato quindi a Poitiers, al rientro del vescovo cattolico, divenne monaco e venne presto seguito da nuovi compagni, fondando uno dei primi monasteri d’occidente, a Ligugé, sotto la protezione del vescovo Ilario. Nel 371 i cittadini di Tours lo vollero loro vescovo, anche se alcuni chierici avanzarono resistenze per il suo aspetto trasandato e le origini plebee. Come vescovo, Martino continuò ad abitare nella sua semplice casa di monaco e proseguì la sua missione di propagatore della fede, creando nel territorio nuove piccole comunità di monaci. Avviò un’energica lotta contro l’eresia ariana e il paganesimo rurale, interrompendo anche cortei funebri per il sospetto di paganesimo. Inoltre predicò, battezzò villaggi, abbatté templi, alberi sacri e idoli pagani, dimostrando comunque compassione e misericordia verso chiunque.[6] La sua fama ebbe ampia diffusione nella comunità cristiana dove, oltre ad avere fama di taumaturgo, veniva visto come un uomo dotato di carità, giustizia e sobrietà.

Martino aveva della sua missione di “pastore” un concetto assai diverso da molti vescovi del tempo, uomini spesso di abitudini cittadine e quindi poco conoscitori della campagna e dei suoi abitanti. Uomo di preghiera e di azione, Martino percorreva personalmente i distretti abitati dai servi agricoltori, dedicando particolare attenzione all’evangelizzazione delle campagne. Nel 375 fondò a Tours un monastero, a poca distanza dalle mura, che divenne, per qualche tempo, la sua residenza. Il monastero, chiamato in latino Maius monasterium (monastero grande), divenne in seguito noto come Marmoutier. Nelle comunità monastiche fondate da Martino non c’era comunque ancora l’attenzione liturgica che si riscontrerà successivamente nell’esperienza benedettina grazie all’apostolato di San Mauro: la vita era piuttosto incentrata nella condivisione, nella preghiera e, soprattutto, nell’impegno di evangelizzazione. Martino morì l’8 novembre 397 a Candes-Saint-Martin, dove si era recato per mettere pace tra il clero locale. La sua morte, avvenuta in fama di santità anche grazie ai miracoli attribuitigli, segnò l’inizio di un culto nel quale la generosità del cavaliere, la rinunzia ascetica e l’attività missionaria erano associate.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...