Albenga, successo al buio per Calici di stelle

Ratatuja 2.0 per Aism

“Se ci fosse la luna si potrebbe cantare”, suonava De Gregori, al primo Calici di Stelle di Albenga si sarebbe potuto suonare “Se ci fosse la luce…”, si perchè per una di quelle strane congiunzioni astrali, un guasto ha generato un lungo black out in zona mare, proprio nel tratto occupato dagli stand delle cantine e in quello dove c’erano le bancarelle degli artigiani. Insomma, sino alle 23, degustazioni al buio, e non perchè ignote le cantine, ma proprio al buio. L’inconveniente non ha comunque fermato gli appassionati.

 

Consigliati dagli esperti sommelier della Fisar, i partecipanti hanno potuto degustare Pigati, Vermentini, Ormeaschi, Rossesi di Albenga, Granacce, delle cantine Anfossi (molto interessante il Rossese), Bio Vio (tra i pochi tre bicchieri del Gambero Rosso), Enrico Dario (i suoi Pigati stanno ottenendo riconoscimenti in tutta Italia), Cascina Feipu dei Massaretti (splendida anche la Granaccia), Deperi (l’Ormeasco, forse un po’ giovane, ha comunque profumi e alcol da vendere), La Vecchia Cantina (le sue bollicine di Pigato, in purezza, metodo classico, possono competere con i grandi spumanti italiani), Cantine Calleri (la storia del Pigato riproposta, in chiave moderna e accattivante), Ronco Daniele (cantina piccolissima, tremila bottiglie appena, ma la sua Granaccia è decisamente interessante), e poi i vini del Consorzio Vite in Riviera. Da sottolineare l’impegno dei volontari dell’Associazione di gourmet Ratatuja 2.0 che hanno promosso una raccolta fondi per l’Associazione contro la Distrofia Muscolare. Per essere stata la prima edizione c’è bisogno di diversi aggiustamenti (Enel permettendo), ma certo è stata la dimostrazione che anche Albenga, da poco Città del Vino, ha tante carte da puntare sul turismo enogastronomico.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...