All’Acquario di Genova una mostra racconta la storia del porto

Svelare alle nuove generazioni il volto antico dell’area portuale di Genova: sarà “Immagini di un porto ritrovato. Cambiamenti ed evoluzioni di uno spazio urbano” il titolo della mostra fotografica proposta da Cooperativa Archeologia in programma dal 25 ottobre al 4 novembre, in occasione del Festival della Scienza, allestita presso il Genoa Port Center (via Magazzini del Cotone, 1). Scopo della mostra è raccontare la Genova com’era per riscoprire la Genova di adesso, attraverso le immagini fotografiche che ripercorrono le fasi degli scavi archeologici e tutta la magia nascosta dietro questo mestiere. La mostra fa parte del programma Festival della Scienza: undici giorni di conferenze, laboratori, mostre, spettacoli ed eventi speciali dedicati a visitatori di ogni fascia d’età e livello di conoscenza, con un nuovo tema portante: cambiamenti. Ed è proprio “cambiamenti ed evoluzioni di uno spazio urbano” il sottotitolo del progetto di Cooperativa Archeologia. L’esposizione fotografica vuole porre l’attenzione, attraverso un racconto per immagini, su come ogni luogo conservi tracce del proprio passato nascoste o appena percepibili, in attesa di essere svelate e interpretate.

I lavori che interessarono il Porto Antico alla fine degli anni ’80, su progetto di Renzo Piano, in preparazione dell’Expo 1992 (Colombiadi), che si tenne a Genova col tema Cristoforo Colombo – La nave e il mare, furono anche l’occasione per un’ampia campagna di indagini archeologiche condotte da Cooperativa Archeologia, con la direzione della Soprintendenza Archeologica. Gli scavi permisero di indagare l’assetto di quello che fu il porto di una delle più importanti Repubbliche Marinare, un insieme unico per vastità e stato di conservazione.  In occasione dei lavori, le strutture portuali e le loro modalità costruttive furono documentate e le strutture, quali banchine e ponti, smontate allo scopo di preservarne la memoria storica, tecnica e materiale. “Immagini di un porto ritrovato” ripercorre tutte queste fasi attraverso le fotografie di repertorio dei lavori che documentano i ritrovamenti archeologici, in occasione di questi interventi urbanistici, col conseguente recupero attraverso l’immenso lavoro di smontaggio delle strutture portuali. L’archeologia in questo caso diventa vera e propria chiave di lettura per ricostruire ciò che il tempo ha nascosto alla vista. Le immagini dialogheranno con i grandi pannelli descrittivi e video che illustrano le indagini archeologiche e le varie fasi di smontaggio e dislocazione delle strutture.

“Obiettivo della mostra è porre l’attenzione su come ogni luogo conservi tracce del proprio passato in attesa di essere svelate e interpretate, in questo caso attraverso l’archeologia – dichiara Barbara Strano di Cooperativa Archeologia. Si è preso come esempio parte dell’antica area portuale, ripercorrendone la sua evoluzione attraverso un racconto per immagini, dalle origini fino alla sua riqualificazione in occasione delle Colombiane del 1992, che le ha restituito quella nuova dimensione turistica che oggi, noi tutti, conosciamo. Ci auguriamo che questa attività possa coinvolgere sia grandi che piccini”.

CENNI SULL’EVOLUZIONE PORTUALE

In quanto città legata fortemente al mare, la storia del porto rispecchia in gran parte la storia di Genova. In origine il porto di Genova si posiziona presso l’insenatura del Molo Vecchio, riparata dai venti di Libeccio, è frequentato fin dal VII secolo a.C., collocandosi nel corso dei secoli al centro dei traffici dell’antichità quale punto strategico sulla rotta di un importante scalo mediterraneo come Marsiglia. Nel corso del medioevo, si espande accentuando la sua supremazia e consolidandosi con la nascita del Comune nell’epoca delle crociate e, successivamente, nel XVI secolo nel cosiddetto “Secolo d’Oro dei genovesi”. A partire da questo momento il porto subisce una serie di ampliamenti e trasformazioni, i ponti e le banchine saranno ampliati e avanzeranno verso mare, i fondali saranno abbassati per permettere l’attracco delle navi di maggior pescaggio, la stessa Ripa diventerà sede di importanti edifici per la città e il porto. Nel XVII secolo, la costruzione del Portofranco genera radicali trasformazioni dell’arco portuale creando l’interramento del bacino tra il Ponte della Mercanzia e quello dei Chiavari mentre lo specchio acqueo tra questo e il ponte dei Cattani sarà interrato e occupato dai forni pubblici. A completamento di questi cambiamenti è realizzato il Molo Nuovo a Ponente, opera innovativa che dai piedi della Lanterna avanzava verso mare allo scopo di proteggere il porto dai venti di Libeccio, causa di violente mareggiate, di cui la più famosa, datata 11 novembre 1613, investì il porto provocando danni e distruzioni sia alle navi che alle strutture. Sicuramente la costruzione di un nuovo porto tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo creò un nuovo periodo di espansione marittima a cui succedettero gli ampliamenti nel 1919 e nel 1945.

Ingresso alla mostra gratuito con il biglietto del Festival della Scienza.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...