All’Antico Teatro Sacco va in scena Effe Ti Mar tratto da Farfa

Effe Ti Mar della Libera Compagnia Teatro Sacco va in scena a Savona, all’Antico Teatro Sacco, sabato 16 novembre alle 21. Effe Ti Mar, da Farfa, adattamento di Felice Rossello. Regia di Felice Rossello e Antonio Carlucci. Produzione Libera Compagnia Teatro Sacco. Con: Sandro Battaglino – Guglielmo Bonaccorti – Franco Bonfanti – Antonio Carlucci – Alessandra Crescini – Alessio Dalmazzone – Manuela Salviati – Elena Tura. Scenografie Beppe Schiavetta e la collaborazione di Vittoria Carrieri ed Elisa Lollini. Trucco Juri Barberio. Per rispettare la normativa vigente sulla sicurezza, il Teatro ha una disponibilità di posti a sedere limitata, pertanto è molto gradita la prenotazione. Info e prenotazioni tel: 331.77.39.633 oppure 328.65.75.729 email: info@teatrosacco.com

NOTE DI REGIA

Di questo manoscritto, finora inedito, mi risulta ci siano solo due copie; la prima l’ho vista al MART di Rovereto e credo sia l’originale che ha scritto Farfa; la seconda è stata consegnata da Farfa in persona, nel 1957, a mio padre perchè voleva che la rappresentasse. E’ una copia ricopiata dall’originale con pastelli, matita e penna con alcune varianti rispetto a quella del Mart.

Prima di tutto l’anomalia, rispetto ai nostri tempi ma anche rispetto all’ anno della stesura del testo, è che Farfa, futurista, usi un sistema passatista cioè trascriva a mano come un amanuense.

In questo aveva ragione mio padre quando chiamava Farfa passatista e romantico, ma il testo così com’è, è bello da vedere, la carta di quaderno della III elementare  è dolce da toccare, la scrittura coi pastelli colorati è essa stessa un’opera d’arte; insomma: si fa un tuffo nel passato. Anzi la scrittura disordinata, le cancellature danno un senso di umanità, di imprecisione, oso dire umanistica che la macchina per scrivere e il computer, siano sempre benedetti, non danno.

Mio padre medico e regista a tempo perso e con lui Gigi Caldanzano sostenevano che l’opera non era realizzabile in teatro. Era vero io perchè Farfa in quell’opera aveva dato delle idee a chi doveva scrivere  la drammaturgia e farne la regia . Diciamo che aveva scritto cioé un trattamento, direbbe uno sceneggiatore cinematografico. Farfa era un poeta e pittore non certo un drammaturgo.

Come pittore aveva avuto alcune idee scenografiche meravigliose da trasformare in azione scenica Tutto ciò, a mio padre e a Gigi erano sfuggito.

La prima scenografica era quella del gran libro multicolore le cui pagine si aprivano e da cui apparivano per ogni pagina le opere di Marinetti che altro non erano per Farfa che ballerine vestite di carta colorata, con cui Marinetti dialogava.

Chi sa di futurismo vedrà in quest’idea Depero il grande burattinaio futurista che Farfa conosceva. Io sono resto affascinato da questi colori da come il momento della morte di quello che Farfa riteneva un grande poeta fosse un momento variopinto, forse per esorcizzare la morte che arriva al momento giusto e se lo porta via.

Basterebbe questa idea per tentare di scrivere un’opera teatrale, magari tradendo quello che è lo spirito di Farfa che vedeva in Marinetti un eroe della letteratura, anche perchè gli era grato di averlo incoronato poeta futurista sopra il cielo di Albisola, ma comunque rendendo omaggio alla sua visionarietà. Io non credo che Marinetti sia stato un grande della letteratura. Sarebbe troppo lungo dire il perchè qui, ma che avesse dato spunti per modificare il mondo artistico italiano, paludato, paludoso, polveroso. Per darmi ragione basterebbe dire che Marinetti dopo avere tuonato contro le Accademie diventò accademico.

In cosa ho tradito Farfa nel testo che ho adattato? Soprattutto facendo del dialogo Marinetti Morte un dialogo tragicomico. Ma ormai, con buona pace di Farfa e in parte anche mia, a scuola preferiscono ancora D’Annunzio a Marinetti (e i due si odiavano, anche se non lo dicevano); Ungaretti, Montale, Quasimodo. Anche l’Europa ha preferito Quasimodo e Montale a lui se è vero, come è vero, che ha dato il premio Nobel a Quasimodo e Montale.

Caro Farfa, non potevo mettere in scena un libro con più di quaranta pagine colorate alte almeno 3 metri e profonde due da cui uscivano tutte le 40 circa opere di Marinetti, non ci stavano sul palco e non è teatro dire tutto; quindi il mio tradimento è una questione di spazi e tempi teatrali, poco futurista lo so, molto positivista.  Quindi mi sono limitato ad alcune opere e a poche pagine che potessero essere girate sul palcoscenico.

Infatti io credo che il testo che ho adattato al di là dei personaggi e delle battute che spero piacciano, sia godibile per la bellezza delle scene e per i colori, perchè teatro vuol dire soprattutto vedere e qui da vedere c’è tanto. Anche perché le scene le ha disegnate Peppe Schiavetta! Rifatevi quindi gli occhi! Se poi anche il testo vi aggrada ve ne sarò grato.

Felice Rossello

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...