Alle Cinque Terre, Portofino e Bergeggi sono tornate le rare Patelle ferruginee

Una bella sorpresa ha colto i ricercatori dell’Università di Genova – Dipartimento di Scienze della Terra dell’ Ambiente e della Vita (DISTAV), intenti a monitorare tratti di costa delle Aree marine protette (AMP) 5 Terre e di Bergeggi nell’ambito del progetto Relife relativamente alla caratterizzazione del sito di reintroduzione di nuovi esemplari di Patella ferruginea. I ricercatori, infatti, hanno avvistato una decina di nuovi esemplari in entrambe le AMP.

Patella ferruginea è una specie endemica del Mediterraneo Occidentale, attualmente molto rara lungo le coste settentrionali. È considerata l’invertebrato marino più minacciato di estinzione in tutto il bacino ed è una specie protetta da convenzioni internazionali. È al centro del Progetto Relife che mira a reintrodurla nelle tre AMP liguri (Portofino, Bergeggi e Cinque Terre). Proprio un mese fa il Progetto è entrato in una fase determinante: il posizionamento dei primi individui nell’AMP di Portofino. Le patelle, trasferite dall’AMP di Tavolara-Punta Coda Cavallo, sono state messe in mare posizionandole, immediatamente dopo il prelievo, su piastrelle in granito preparate appositamente. Dopo aver marcato ogni individuo con un microchip, le piastrelle con le patelle sono state ancorate alle rocce della zona A dell’AMP di Portofino.

“Il ritrovamento di esemplari di questa specie, considerata scomparsa dalle coste continentali italiane – dichiara Giorgio Fanciulli, Direttore dell’AMP Portofino, ente coordinatore del progetto – è frutto delle attività previste dal progetto Relife che, anche in questo modo, si è rivelato importante e utile poiché dimostra, ancora una volta, come l’attività di ricerca nell’ambiente marino sia ancora insufficiente e vada sviluppata sia in termini di risorse economiche che umane specializzate. Ciò induce e stimola ad aumentare gli sforzi per sviluppare le forme di tutela e di conservazione di queste importanti aree protette”.

 

Gli esemplari traslocati in questi mesi dall’AMP di Tavolara a quella di Portofino, sono stati inizialmente trasferiti al Laboratorio di CNR-IBF a Camogli, dove sono state allestite le vasche per l’acclimatazione prima dell’inserimento nella Zona A dell’AMP di Portofino. Alcuni esemplari sono stati anche portati all’Acquario di Genova per approfondire le tecniche di mantenimento. È stata allestita una vasca espositiva di ambientazione mediterranea per mostrare al pubblico questo invertebrato e favorire così la sensibilizzazione alla tutela di questi animali, un tempo oggetto di indiscriminata raccolta a scopo di consumo alimentare o per utilizzarla come esca da pesca.

Gli esemplari provenienti dall’AMP di Tavolara-Punta Coda Cavallo sono stati prelevati dall’Isola di Molarotto, in base ai risultati di uno studio genetico e ad un censimento sviluppato dal Dipartimento di Scienze della Natura e del Territorio, Università di Sassari. Tale studio ha messo in evidenza come l’Isola di Molarotto, in quanto sito con il maggior numero di individui in relazione alla superficie, si presenti come una “zona protetta” all’interno di un’area protetta.

 

Chiunque la riesca ad avvistare lungo le zone marittime della Regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, del Principato di Monaco e della Regione Liguria o in altre zone del Mediterraneo occidentale, può mandare una foto alla pagina facebook di RAMOGE (https://www.facebook.com/accordramoge/) e gli esperti potranno confermare se si tratti effettivamente di un esemplare di Patella ferruginea, ricevendo in tal modo una preziosa segnalazione della sua presenza.

Come riconoscerla? Attenzione, può confondersi con altre specie di patelle!

  • La conchiglia conica è a forma di “cappellino cinese”
  • I bordi della conchiglia sono dentellati
  • Sono presenti dalle 30 alle 50 costolature radiali molto pronunciate
  • Il colore varia dal bruno al rossastro / ruggine

I ricercatori avvertono: nel caso si avvisti un esemplare di Patella ferruginea, non bisogna staccarla dallo scoglio, ma lasciarla nel suo ambiente naturale e inviare la segnalazione.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...