ANteprima Festival teatrale di Borgio Verezzi, in calendario anche Nota Stonata con Pambieri e Greco per la regia di Moni Ovadia

Ci sarà anche un testo francese nel programma del 54° Festival di Borgio Verezzi: dopo aver avuto uno straordinario successo nei teatri di Parigi giunge ora in Italia Nota stonata, di Didier Caron, protagonisti Giuseppe Pambieri e Carlo Greco, per la regia di Moni Ovadia. Nota stonata, in calendario il 14 e 15 luglio in piazza Sant’Agostino, sarà una delle dieci prime nazionali del ricco cartellone dell’edizione 2020, che proporrà dodici spettacoli dal 10 luglio al 22 agosto, come è stato anticipato nella conferenza stampa tenuta presso la sede del nuovo sponsor Giovannacci Caffè a Finale Ligure.

Precisa il direttore artistico Stefano Delfino: «Le tematiche affrontate sono di estrema attualità, in un periodo in cui sempre più spesso si vedono rigurgiti di antisemitismo e si diffondono teorie revisioniste e negazioniste. Una manifestazione come la nostra, di livello nazionale e sempre molto seguita anche mediaticamente, ha inteso dare un segnale con questo spettacolo che si colloca nel solco tracciato da La cena delle belve, al terzo anno di tournée dopo il felice lancio al 51.mo Festival di Borgio Verezzi».

Aggiunge il sindaco Renato Dacquino: «Coronavirus. Sono giorni complicati… Abbiamo bisogno di gestire con efficacia il presente e di progettare il futuro con una chiara visione. Oggi, in questa situazione, il Festival di Borgio Verezzi offre a tutti noi grandi opportunità: ci dice di credere nella validità di un percorso avviato da anni, così come è bene aver fiducia nelle istituzioni, negli esperti; ci dice di coinvolgere sempre più il nostro pubblico, così come è bene dare informazioni razionali ai cittadini; ci dice di lavorare con entusiasmo e competenza, così come è bene ringraziare quanti ogni giorno operano, con competenza ed entusiasmo, in questa fase delicata; ci dice di comunicare un programma fatto di serenità e valori così come, serenità e valori sono importanti in questi giorni; ci conferma che siamo parte di un progetto di visibilità e cultura nazionale e che portiamo un valido contributo alla nostra regione, rispettando il nostro ruolo con orgoglio ma evitando fughe fuori dal coro. Ancora una volta si riparte? No, io dico si continua: continua un percorso che vede lavorare insieme tante realtà, vere eccellenze del nostro territorio».

E conclude Maddalena Pizzonia, consigliere delegato al teatro: «Nel 2019 la cultura ha avuto, dal punto di vista economico, un importante peso nell’economia italiana, creando direttamente il 6,8%del valore aggiunto italiano e arrivando complessivamente al 16%, se si conta il valore aggiunto generato indirettamente in altri settori. Nonostante i dati, in questi primi mesi del 2020 la cultura è stata anche uno dei settori più danneggiati dalla situazione, per la quale si vedono esiti incerti. Sebbene il momento imponga riflessione, noi continuiamo a credere che un festival teatrale, basato sulla qualità e con spettacoli che facciano riflettere il nostro pubblico, sia la migliore strada da percorrere per superare anche questi momenti di sconforto, consci che le difficoltà ci saranno come ogni anno e avendo alle spalle più di 50 anni di esperienza per affrontarle in maniera lucida ed equilibrata».

E tornando al teatro, ecco la trama di Nota stonata: terminato il suo concerto, un celebre direttore d’orchestra – interpretato da Carlo Greco – riposa in camerino quando arriva un tale – Giuseppe Pambieri – che si qualifica come suo fan. È uno di quei personaggi invadenti, insistenti e un po’ sfrontati, che chiedono autografo, dedica, selfie e quant’altro. In questo thriller psicologico, però, poco alla volta si viene a scoprire la reale identità del musicista e il suo torbido passato, nel quale è stato drammaticamente coinvolto anche il suo presunto ammiratore.

Siamo ai primi anni ’90. L’azione si svolge presso la Filarmonica di Ginevra, specificatamente nel camerino del direttore d’orchestra di fama internazionale, Hans Peter Miller. Alla fine di uno dei suoi concerti, Miller, rientrato in camerino, viene importunato più volte da uno spettatore invadente, Léon Dinkel, che si presenta come un grande ammiratore del maestro, venuto appositamente dal Belgio per applaudirlo. Comunque più il colloquio, fra i due, si prolunga più il comportamento di questo visitatore diventa strano e oppressivo. Finché si giunge a scoprire un oggetto del passato……

Chi é dunque questo inquietante Signor Dinkel ? Ma soprattutto cosa vuole realmente dal direttore Miller ?

 

NOTE DI REGIA

 

Il regista, produttore e organizzatore teatrale Alessandro Gilleri un giorno mi ha telefonato e mi ha chiesto a bruciapelo: ”La faresti la regia di un testo di prosa, un Kammerspiel con due attori?Poi passando al dialetto triestino ha soggiunto senza darmi tempo di replicare – prima de risponderme te lo legi e poi te me disi”. Gli ho fatto fede pensando.:” se si è rivolto ad un pusher di teatro eterodosso come me che ho spacciato molte cose ma mai la Prosa, ci deve essere sotto qualcosa di intrigante.” 

 

Ed è stato così. 

La pièce di Didier Caron, “La Nota Stonata” è, a mio parere, un testo teatrale deflagrante. Dopo poche folgoranti quanto semplici battute di dialogo mi sono sentito agguantare per l’anima e il basso ventre e quella sensazione non mi ha mollato più fino alla parola fine. L’ho letto d’un fiato, a bout de souffle. Quali problemi si pongono alla regia? A parte l’impianto scenico che a mio modo di sentire, pur svolgendosi la pièce interamente nel camerino di un direttore d’orchestra, deve avere elementi allusivi e trasfiguranti così come le luci, la regia deve porsi al servizio dello scavo attoriale per guidare, sostenere, provocare ed “estorcere agli attori” una totale immersione in una temperie prima ancora che in una messa in scena teatrale. Lo sforzo deve essere quello di costruire una complessa partitura in forma musicale, le cui note, i fraseggi, le pause e le dinamiche siano i movimenti intrapsichici dell’interpretazione, le reazioni, le titubanze, le messe in iscacco, le entrate in una suspance e le uscite, per entrare in una nuova tensione che coinvolgano e travolgano lo spettatore per renderlo testimone di ciò che è terrificante nell’umano e proporgli una possibilità di redenzione alla quale può accedere solo chi sia disposto ad avere coscienza di quale inferno l’essere umano può essere capace di inventare contro il proprio simile.

                                                                                                                                                                                                                                                             Moni Ovadia

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...