Carcare chiede la De.Co. per la sua storica giuncata

Carcare chiede che la giuncata sia riconosciuta come prodotto De.Co., a Denominazione Comunale. Una richiesta che, in Val Bormida, segue la tira di Cairo, i lisotti di Pallare, la zucca di Rocchetta di Cengio, il tartufo di Millesimo o i fazzini di Bormida. Certamente non sarà facile, visto che la giuncata è diffusa non solo in Val Bormida ma anche in gran parte dell’entroterra ligure, ma Carcare ha uno spunto in più. Anton Giulio Barrili, lo scrittore, patriota, giornalista e storico nato a Carcare, nelle sue lettere e in uno dei suoi libri più noti ha affidato ai posteri l’idea di fare di uno dei prodotti che egli stesso gustava proprio qui, un volano dell’enogastronomia, legato alla tradizione e soprattutto al passato più recondito e agreste del paese, anzi del suo Borgo più antico, San Giovanni del Monte, paragonato proprio dal letterato ad un paesaggio delle Bucoliche di virgiliana memoria per la presenza assidua di allevamenti di ovini e bovini. “…Pressi copia lactis”, ossia abbondanza di latte, è la citazione del poeta latino che Barrili traduce con “giuncata”, adattandolo a ciò che egli stesso consuma con gusto a Villa Maura, la sua dimora carcarese, vale a dire il formaggio di latte vaccino da consumare fresco e accostabile a sapori dolci e salati. Così Carcare, su iniziativa del Consiglio della biblioteca civica, non a caso dedicata a Barrili, si è fatto promotore dell’avvio di un progetto ambizioso, grazie anche alla presenza di produttori sul territorio comunale, nella speranza di avere un futuro sostegno dagli operatori commerciali e artigianali del paese per chiedere la De.Co. Di questo percorso si parlerà domenica 27 agosto, alle 10.30, nel Foro Boario di via Naronti durante la Fiera del bestiame. Sempre al Foro Boario si parlerà del “Vitellone Piemontese della coscia”, che recentemente ha ottenuto il riconoscimento europeo Igp, (Indicazione geografica protetta), e che comprende anche Carcare.. Con un fatturato annuo di 500 milioni di euro, il 60% del bestiame è allevato nel Cuneese, il resto tra le province di Torino, Asti, Alessandria, Vercelli e Novara e, appunto, Savona. Nessun macellaio o ristoratore non potrà più vendere il vitellone piemontese spacciandolo per tale, ma solo quello marchiato IGP.

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...