Ciao Gianni, mi mancheranno le tue poetiche telefonate…

Ho aspettato un giorno, non per elaborare il lutto, sapevo da tempo che era malato, ma per evitare di sovrappormi a chi lo aveva conosciuto e frequentato più di me. Gianni Celano Giannici, per me, non era un amico intimo, ma un artista conosciuto come uomo, con le sue fragilità, le sue genialate, la sua poetica. C’eravamo conosciuti a Vendone, un giorno strano, quando in un piccolo comune della Valle Arroscia, grazie a Giuliano Arnaldi, contradditorio e spesso tenero (ma anche tenace e litigioso, capace di grandi generosità e grandi rancori, un po’ come come Celano, per dire), animatore culturale. A Vendone, dicevo, dove un mattino, allo sferisterio, arrivano personaggi come Celano, come Enzo l’Acqua e tanti altri artisti savonesi. Con Gianni ci unì, subito, la visione un po’ cinica, un po’ poetica della giornata e della vita, e soprattutto una bottiglia di Mionetto, finita in un amen! Ci siamo incontrati poi altre volte in Darsena a Savona, in quella sorta di movida dove un bicchiere di scotch veniva riempito in diversi locali, e ancora nelle mostre, da lui organizzate, in un bar savonese. Poi le telefonate notturne, quando la malattia, o meglio le malattie, lo colpivano ciclicamente, qualche attimo di depressione per poi risalire verso progettazioni artistiche future. E la mano, quella mano che non seguiva più la visione, ma lo portava, lui emiliano coinvolgente, ad usare le mano di altri per creare forme ceramiche geniali. Non sono un critico d’arte, ho visto molte sue opere pittoriche degli Anni ‘60 e ‘70, ho visto (ne possiedo una piccola, regalatami da lui) le sue opere ceramiche. Avrebbe meritato maggiore fortuna commerciale, avrebbe meritato maggiore considerazione, in parte il carattere non lo ha aiutato, ma è stato il trait-d’union tra l’Albissola “Piccola Atene” dei Lucio Fontana, Aligi Sassu, Agenore Fabbri, Antonio Capogrossi, Asger Jorn, Lele Luzzati, Saba Telli, Tullio Mazzotti, solo per citarne alcuni, e l’altro “capoluogo” savonese dell’arte, quella Calice Ligure di Scanavino. Celano, piacentino di Castel San Giovanni, politicamente sembrava pensarla in maniera diversa da me, più a destra, ma entrambi eravamo libertari e tolleranti. Mancheranno quelle telefonate in tarda serata, mancheranno i bicchieri mai pieni, mai vuoti. Mancherà la sua poesia, di ceramica e di parole.

Non metterò una sua foto, ma una sua opera: Progetto Esistenziale, olio su tela  cm 50 x 50 del 1975. Venne esposto nella Galleria San Michele di Savona come documentato da etichetta sul retro . Presente nella Collezione permanente Tribaleglobale, é  visibile a Onzo presso la Casa degli Artisti

Condividi su

About the Author

Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...