Ciao Giorgio, la terra ti sia lieve suonando il rock che dipingevi!

Ho conosciuto Giorgio Moiso tanti anni fa, almeno una trentina, presentato dal mio carissimo amico e collega Giampaolo Carlini (sotto la sua scorza di cinghiale valbormidese, fine conoscitore di arti visive e letterarie, capace di coniugare alto e basso in maniera ironica e divertente). Una persona schiva, Giorgio Moiso, di poche parole (a prima vista), capace di quadri e ceramiche di grande suggestione (posseggo, per suo regalo, sia quadri che ceramiche), ma anche di grande cultura musicale, Le sue performance tra arti visive e rock, percussioni in particolare, sono state vere e proprie esperienze emozionali. Tra savona e Albissola, le sue fornaci ceramiche, era la sua vita. Da diversi anni ci eravamo persi di vista, capita quando si cambia paese, lavoro, vita, ma sempre ci seguivamo sui social (anche se lui era meno social di me). Non sapevo della sua malattia, improvvisa e devastante, l’ultima volta che ci siamo “social”mente visti stava lavorando ad una performance di musica e colore. Lo voglio ricordare così. Ciao Giorgio.

 

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About the Author

Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...