Coca Cola si disseta con l’Acqua minerale Lurisia

La fonte Santa Barbara, dove nasce l’acqua Lurisia, oggi conosciuta per i suoi soft drink al chinotto di Savona, limone di Amalfi, aranciate del Gargano, da oggi parla inglese, americano, per la precisione. La Coca Cola, infatti, ha ufficializzato oggi, 18 settembre,  l’acquisto del 100% dello storico marchio di acque minerali che sgorgano dalle sorgenti delle Alpi Liguri, fronte cuneese, del Monte Pigna. La multinazionale di Atlanta ha acquisito tutte le azione dei tre soci che, sino ad oggi, detenevano la proprietà: Eataly della famiglia Farinetti, la famiglia Invernizzi e il fondo di private equity IDeA Taste of Italy.

L’acquisizione è costata al gruppo statunitense 88 milioni di euro, nemmeno tanti per acquisire un marchio di grande prestigio, presente in 42 Paesi, con un giro d’affari di 21 milioni di euro e con una produzione annua di 81 milioni di bottiglie tra acqua, bibite, compresa una birra di prestigio e che impiega 50 dipendenti. Piero Bagnasco, presidente e amministratore delegato di Acque Minerali Lurisia, rimarrà a far parte del nuovo cda insieme con Alessandro Invernizzi. I vertici dell’azienda sono convinti che il nuovo proprietario saprà valorizzare l’azienda, ingrandendola senza stravolgerne la filosofia, utilizzando il know how e la forza distributiva dell’azienda di bevande numero uno al mondo.

Il rilancio di Lurisia, fortissima in Liguria e Piemonte sino agli Anni’70, era iniziato nel 2004 con l’arrivo di Oscar Farinetti, che ha prima introdotto le iconiche bottiglie di vetro, “Bolle” nel circuito degli Eataly e ha poi ampliato il business producendo il chinotto di Savona (presidio Slow Food), la gazzosa con i limoni di Amalfi e l’aranciata del Gargano, oltre alle birre. Nel 2017 era entrato in società anche il fondo IdeA Taste of Italy, un private equity specializzato nel settore agroalimentare che fa capo a IdeA Capital Funds, controllata dalla IdeA Capital del gruppo De Agostini.

La leggenda racconta che la scoperta dell’acqua la fece, involontariamente, uno delle decine di minatori che, nei primi anni del secolo scorso, lavoravano nella zona di Nivolano (oggi Lurisia). Picconando la parete rocciosa per staccarne le lose, le tipiche lastre di pietra indigena utilizzate per l’edilizia, involontariamente colpì una vena di acqua sorgiva che si rivelò essere ottima da bere ma ancora migliore per detergere piaghe e ferite che, quasi per miracolo, si rimarginavano in brevissimo tempo. Le doti “magiche” di questa sorgente divennero presto molto conosciute anche fuori dal territorio attirando l’attenzione di una moltitudine di curiosi, tra cui medici e ricercatori, che ne studiarono le caratteristiche attestando definitivamente le qualità medicamentose e benefiche dell’acqua. Dalla determinazione e volontà di Pietro Cignolini, David Garbarino e Piero Sciaccaluga, un medico e due lungimiranti imprenditori liguri, nel 1940 sorse il primo Stabilimento Termale di Lurisia. Si metteva così a disposizione di tutti la possibilità di utilizzare a scopo medicamentoso questa mirabile acqua ma somministrandola con metodo e pratiche scientifiche che ancor più ne amplificavano i benefici. Lurisia divenne, così, un centro di importante ricerca idrotermale ma anche delizioso luogo di vacanza e di benessere, meta prediletta di migliaia di persone tra cui grandi ed importanti personaggi dell’epoca. Solo successivamente, con decreto del Ministero della Sanità, ne fu permesso l’imbottigliamento e la vendita riuscendo, così, a portare le qualità salutari della Fonte Santa Barbara di Lurisia sulle tavole italiane.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...