Come la De.Co delle Lazarene col sugo di nocciole sta cambiando Vendone

A cosa serve una De.Co., la Denominazione Comunale? A valorizzare un territorio, un borgo, un prodotto, una comunità. Lo sanno bene a Vendone, dove a fine estate è stato deciso di dare la De.Co. alle Lazarene con il sugo di nocciole dal pegullu russu, un piatto antico e povero, quasi dimenticato, fatto riemergere da Marina Siboni Ciocca. Il Comune, guidato dal sindaco Piero Revetria, entusiasta come tutti i consiglieri e la Pro loco del progetto, sta terminando le pratiche burocratiche per istituire la De.Co., ma già i risultati di un semplice marchietto si stanno vedendo.

 

Sia l’unica trattoria del paese, l’Alpino, sia l’agriturismo U Beriun stanno proponendo il piatto nei loro menù, ma si è andati oltre. “Le lazarene, secche, e il sugo di nocciole lo stiamo producendo e proponendo, sia nell’agriturismo che nei vari mercatini a cui partecipiamo. Le facciamo con la farina che produciamo noi”, racconta Massimo Revello di U Beriun. E prosegue: “La cosa bella è che dopo aver annunciato la volontà di dare la De.Co. a questo piatto, abbiamo scoperto che i sughi che si usavano per condirle, in realtà sono due, uno con pomodoro, l’altro con il solo olio”. Un successo, insomma, al punto che il sindaco si spinge oltre: “Vogliamo dare la De.Co. anche ad altri piatti e prodotti tipicamente di Vendone, dai cachi essiccati e canditi al pesto di maggiorana sino ad arrivare un dolce antico. L’idea è quella di proporre poi le nostre De.Co. in una festa estiva, abbiamo notato che attorno ad un piatto si è compattata la nostra comunità, un fatto importante per un borgo piccolo come il nostro”.

Per la cronaca, le lazarene sono una pasta formata da farina bianca e farina di castagne, tagliata a losanghette, condita con un sugo di nocciole, aglio di vessalico, erbe aromatiche (qualcuno aggiunge anche i funghi secchi), pomodoro (ma, come detto, si può fare anche senza). Un piatto già videregistrato e custodito nella Banca delle Ricette dell’Istituto alberghiero di Alassio.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...