Conferenza e mostra su codici e pergamene dell’Archivio storico della Diocesi di Albenga e Imperia

«Aperti al Mab musei, archivi, biblioteche ecclesiastici», è il titolo della mostra, che dal 3 giugno al 30 settembre 2019, verrà allestita, ad Albenga, presso il “Museo diocesano”, dove si potranno ammirare una selezione di codici e pergamene provenienti dall’Archivio storico della diocesi di Albenga– Imperia. Saranno inoltre illustrate le modalità e la conduzione della catalogazione dell’Archivio capitolare e dei 45 fondi parrocchiali con i finanziamenti concessi dalla Cei.

 

«Ha organizzato l’evento – osserva il direttore del Museo diocesano, il canonico Mauro Marchiano – l’Archivio diocesano, il quale, cogliendo i suggerimenti da parte dell’Ufficio nazionale per i Beni culturali ecclesiastici e l’Edilizia di culto, organizza un progetto integrato con il Museo diocesano, al fine di coinvolgere le comunità e il territorio, creando così nuove chiavi di letture e contenuti aperti al futuro». «Vorremmo infatti – spiega  la responsabile scientifica, Alma Oleari – costruire un momento in cui l’archivio diocesano diventa l’oggetto di riflessioni nuove e fuori dagli schemi classici del mondo scientifico e accademico, che solitamente si confronta con esso, rivolgendosi a chi non è mai entrato in contatto con un archivio. Le opere esposte – continua la Oleari – costituiscono un significativo campionario di documenti cartacei e pergamenacei provenienti dalla sezione Archivio capitolare dell’archivio diocesano, in schedatura con Ceiar. Due sono i codici della Biblioteca capitolare dell’archivio diocesano, a testimoniare la veridicità del catalogo settecentesco».

La mostra sarà inaugurata, lunedì 3 giugno, con una conferenza di presentazione sul tema: «L’Archivio capitolare: codici e pergamene» e si terrà nel “Salone Caritas”, in via Lengueglia 12, ad Albenga, alle ore 17:00. L’esposizione sarà aperta, dal martedì al sabato, dalle ore 9:00 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 18:30; la domenica, dalle 10:00 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 18:00. È possibile, previo appuntamento, la visita all’archivio (tel. 0182 579321) in alternativa scrivere una e-mail a : beniculturali@ diocesidialbengaimperia.it

 

Sarà questa un’occasione importante per far conoscere al pubblico documenti archivistici che non sono mai stati esposti e contestualmente anche chi non è mai entrato in un archivio potrà farsi un’idea del valore intrinseco di queste carte che raccontano un’infinità di storie a chi è capace di ascoltarli e forniscono una quantità sorprendente di contenuti per ricostruirne di nuove, per creare chiavi di comprensione del passato e di interpretazione del futuro.

Si vuole costruire un momento in cui l’Archivio Diocesano diventa l’oggetto di riflessioni nuove e fuori dagli schemi classici del mondo scientifico e accademico che solitamente si confronta con esso, rivolgendosi appunto a chi non è mai potuto o non ha mai pensato di entrare in contatto con un archivio.

Le opere esposte costituiscono un significativo campionario di documenti cartacei e pergamenacei provenienti dalla sezione Archivio Capitolare, la cui schedatura è stata condotta e conclusa dai professori Paolo Ramagli e Giovanni Puerari, coordinati dalla Alma Oleari, Responsabile scientifica.

L’archivio diocesano risulta istituito nel secolo XIII, però a motivo di incendi avvenuti in passato, ben pochi sono i documenti anteriori al sec. XV. Almeno dal primo Novecento l’Archivio diocesano è sempre stato allocato nel Palazzo Vescovile, dapprima al secondo piano della Curia Vescovile, da dove è stato trasferito nella sede attuale (già Uffici della Vecchia Curia) nel 1980, contestualmente all’allestimento del Museo diocesano al piano sottostante.

Si unificava in tal modo l’Archivio Storico Diocesano accanto alle stanze dove già era sistemato l’Archivio e la Biblioteca del Capitolo della Cattedrale. La nuova destinazione dell’Archivio e della Biblioteca Capitolare fu deciso da Mons. Alessandro Piazza all’inizio dei lavori di restauro della Cattedrale (1965). fece in modo che nell’Antico Palazzo Vescovile di Albenga, Via Episcopio 5, fossero creati spazi sufficienti per raccogliere gli archivi parrocchiali, onde evitare perdite e danni. Negli anni 1965-69 il riordino fu affidato  al Can. Antonio Borzacchiello, soprattutto per la sistemazione delle pergamene, mentre la Biblioteca Capitolare fu inventariata per la prima volta dal Canonico Pietro Menini nel 1972.  Con decreto vescovile del 31 dicembre 1985 Mons. Piazza, avendo preso atto della crescente difficoltà per la conservazione e custodia di questi libri di battesimo, matrimonio, morte, cresime, cura animarum, confraternite, incaricò il Can. Antonio Bonfante al ritiro dalle parrocchie di tutti i documenti anteriori al 1880, perchè fossero conservati nella nuova sede dell’Archivio Diocesano. per costituire un archivio con i registri di tutte le parrocchie della Diocesi di Albenga Imperia.  Questi registri sono l’unica memoria “registrata” delle nostre origini.

 

All’interno dell’Archivio Diocesano, oltre agli importanti registri parrocchiali, si può trovare una ricca collezione di libri liturgici miniati in pergamena, scritti nel carattere gotico dei secoli XII-XV, alcuni dei quali portano sul frontespizio lo stemma del Vescovo di Albenga (nel periodo 1476-1513) Leonardo Marchese. Accanto ad opere uniche nel loro genere come il Sacro e vago giardinello (opera manoscritta in cui il vescovo Pier Francesco Costa ricostruisce la storia delle chiese di Albenga nell’anno 1624),

L’importanza di questo Archivio per la storia della Diocesi di Albenga – Imperia, testimoniata attraverso una ricca documentazione a partire dal sec. XIII, viene consultato da architetti per le relazioni storiche da presentare in Soprintendenza per i restauri architettonici; storici dell’arte per la ricerca delle fonti dei beni artistici da restaurare; avvocati e notai per definire le dispute ereditarie; archeologi per la ricerca di notizie per la formulazione dei Vincoli d’Interesse Culturale degli edifici sacri e civili; studenti universitari per la ricerca d’informazioni per la stesura delle loro tesi di laurea; discendenti italiani ed esteri (soprattutto dalla Francia, Germania, Argentina, Uruguay, Brasile) per la ricerca genealogica; classi delle scuole elementari, medie inferiori e superiori per partecipare alle visite guidate.

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...