Da Alassio al Rwanda, Barbara Testa racconta come ci si sposta in mototaxi

Anche in questa suo nuova avventura in Rwanda Barbara Testa, anima del “ponte solidale” tra la Riviera, Alassio e Alassiowood soprattutto, e l’Africa, affida a liguriaedintorni.it i suoi pensieri. Certo, le difficoltà tecnologiche sono parecchie, non sarà un diario continuativo, ma solo quando Barbara avrà tempo e la possibilità di accedere a computer e wi-fi. Ecco il quinto intervento, parla del traffico, delle mototaxi, di trasporti…

La mia avventura rwandese sta continuando. Dopo la missione mi sono trasferita in città, nella capitale Kigali. Come ogni città il suo traffico è caotico nelle ore di punta, con clacson che suonano sempre e ovunque. Un po’ la comincio a conoscere, da sola riesco a girare nel centro, e ogni tanto mi oriento anche in periferia. Abito nella zona di Nyamirambo, sulle colline. A circa dieci minuti di mototaxi dal centro. Eh si perchè qui ci si muove velocemente con le moto che arrivano ovunque facendo sorpassi durante i quali devo ammetterlo, alle volte ho chiuso gli occhi. Ma i costi sono estremamente contenuti e, facendo i debiti scongiuri, non mi è mai successo niente. Bisogna saper contrattare sul prezzo, ma si impara abbastanza velocemente, una volta capito quanto può costare il viaggio da una parte all’altra della città. Per fare una decina di minuti di moto, dalla collina al centro (non riesco a quantificare i chilometri) si paga dai 700 agli 800 franchi rwandesi, meno di un euro. I bus che mettono in contatto le varie città del Paese costano poco più, ma sono sempre cifre molto esigue. Qui non ci sono ferrovie, non ci sono autostrade. Ci sono bus di linea che però permettono di arrivare ovunque, i tempi di percorrenza dipendono ovviamente dal traffico, e dalla quantità di persone che salgono e le fermate che si devono fare. Ma tanto qui il tempo si dilata, non esiste la fretta e se piove tutto viene rallentato. All’inizio si fa fatica a diminuire i ritmi, abituati come siamo a correre tutto il giorno, ad essere impegnati in molte cose per arrivare poi alla sera senza capire esattamente cosa abbiamo fatto. Non che qui non si lavori, non si facciano le corse per arrivare sul posto di lavoro. Ma tutto ha altri ritmi e lo stress è meno comune. E quando torno in Italia mi porto un po’ di questo “way of life” con me, e i problemi si affrontano meglio.

Barbara Testa

 

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About the Author

Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...