Da Alassio in Africa, Barbara Testa racconta la cucina del Rwanda

Anche in questa suo nuova avventura in Rwanda Barbara Testa, anima del “ponte solidale” tra la Riviera, Alassio e Alassiowood soprattutto, e l’Africa, affida a liguriaedintorni.it i suoi pensieri. Certo, le difficoltà tecnologiche sono parecchie, non sarà un diario continuativo, ma solo quando Barbara avrà tempo e la possibilità di accedere a computer e wi-fi. Ecco il quarto intervento, parla del cibo, delle ricette nel villaggio, in quel che si trova nella capitale, nei ristoranti…

Partiamo da un punto fermo: la cucina italiana è imbattibile, anche rispetto a quella dei cugini francesi (non me ne vogliano), sostanzialmente per la varietà dei cibi e per la fantasia nella preparazione. Qui in Rwanda quando si parla di cibo bisogna distinguere tra quello tradizionale cucinato a casa, e quello che si trova nei ristoranti. La capitale, Kigali, è ricca di ristoranti anche etnici, dove consumare piatti di ogni tipo, dalle insalate alle zuppe, dalle verdure alla carne e al pesce fino alla pizza. L’offerta di piatti tradizionali c’è anche al ristorante e si possono vedere persone che mangiano hamburger o tramezzini accanto a chi sceglie patate, fagioli e banane cotte, che sono poi alcuni dei cibi alla base della cucina tradizionale. Un piatto che viene servito un po’ ovunque nei locali (anche lontano dalla capitale) sono le brochette, le nostre rostelle, ma con pezzi di carne più grossi. Una variante è quella in cui vengono servite le interiora della capra (vecchia, inutile per latte e riproduzione) arrostite. Per  gli amanti del pesce, ci sono anche gli spiedini di pesce impanato. Il tutto accompagnato con ciò che si desidera, dall’insalata alle verdure alle patatine fritte, ma la tradizione vuole che si mangino rostelle e platano cotto (una banana verde che non si può consumare cruda). Il pesce che si trova principalmente è la tilapia, pesce spinosissimo d’acqua dolce, dalla carne compatta, molto buono e gustoso.

Le verdure hanno ampio spazio nella cucina rwandese, sia nella tradizione che nei self service della capitale come nei ristoranti. Il terreno del Rwanda è molto fertile e ovunque si trovano diversi tipi di verdure, dai pomodori tipo San Marzano ad una qualità di melanzane (piccole e poco allungate, verde chiaro, spesso amarognole), per arrivare alle carote, agli spinaci, ai piselli e alle insalate, senza dimenticare il cavolo verza del quale ho visto enormi distese principalmente al nord del paese. Le patate la fanno da padrone insieme ai fagioli, che sono poi gli ingredienti principali per i piatti della tradizione insieme alle banane. Il riso viene servito come contorno, principalmente bollito. Se può essere definita una cucina con pochi ingredienti, il metodo di cottura (preferibilmente su cucine a legna) e l’alta qualità dei prodotti coltivati a km 0, e anche molto meno, la rendono una cucina gustosa e attenta al mantenimento delle proprietà nutritive dei prodotti.

La frutta, nemmeno a dirlo, è gustosa e speciale. Ananas, mango, papaia, frutto della passione, avocado e ovviamente banane, sono ottime e arrivano in tavola senza dover affrontare lunghi viaggi.

Discorso a parte lo meritano alcuni piatti che sono diventati di uso quotidiano ma che derivano da altri paesi. Sono le sambosa (o samosa), triangoli di pasta sfoglia fritti con all’interno carne macinata (spesso piccante) o verdure, oppure con l’uovo sodo. I chapati invece si avvicinano alle nostre piadine e sono fatti  con uova e cipolla all’interno. Quasi assenti i dolci nella tradizione, a parte l’amandazi. Pensate ad un krapfen (ha la forma di un uovo) ma senza zucchero all’esterno, con la pasta più compatta e consistente all’interno. Anche l’amandazi viene fritto e mangiato principalmente dai bambini. Non dispiace però anche ai grandi (me compresa), ma in dosi moderate.

Praticamente assente il pane dalla dieta quotidiana rwandese, fatte ovviamente le dovute distinzioni.

Imvange, che tradotto vuol dire mischiato, è il nome di un piatto che contiene all’interno patate, pomodori, platani, fagioli, spinacini. La cottura comincia mettendo tutte le verdure pulite, insieme, sul fuoco a bollire per una ventina di minuti, in poca acqua. Una volta finito, si procede con un soffritto di cipolla e olio, a cui si aggiungono le verdure, e si fanno cuocere per altri cinque minuti. Si serve il tutto, in dosi generose, come è abitudine qui. Buono e gustoso è piatto unico.

La mia escursione nella cucina rwandese è il risultato di quindici anni di permanenza qui, non continuativa, che mi ha dato modo di mettere un piede nella tradizione e nella cultura rwandese. Non me ne vogliano gli amici rwandesi che vivono in Italia, il mio vuol essere un omaggio alle tradizioni e alla cultura di questo paese che tanto mi ha dato e che credo tanto mi darà ancora.  Non ho certo finito di imparare, ma per ora, buon appetito!

Barbara Testa

 

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About the Author

Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...