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Diano Marina, il ricordo di Giovanni Lonardi per la penna di Fulvio Damele

La prima volta che ne ho sentito parlare, ero un bambino che in casa masticava pane e calcio. Papà Carletto allenava la Dianese di cui era stato a lungo una bandiera in campo per poi diventarne il tecnico con una formazione che aveva portato in blocco dalle Giovanili alla Prima Squadra. Difendeva calorosamente l’impiego un attaccante di quella nidiata che a suo giudizio risultava essenziale al gioco della squadra, soprattutto per la sua velocità. Erano ancora i tempi in cui al Marengo la domenica andava tutto il paese o quasi. E c’era chi voleva veder schierato qualcun altro, ma papà non voleva saperne. Quella stagione poi con la dirigenza vi sarebbe stata una divergenza circa la formazione. Così papà si sarebbe dimesso.

L’attaccante in questione era Giovanni Lonardi, figura di primissimo piano nel mondo del turismo di Diano Marina che si è spento a 78 anni e di cui si sono celebrate lunedì le esequie nella parrocchia di S. Antonio Abate gremita di amici. Una persona benvoluta da tutti e non per modo di dire. Un personaggio straordinariamente unico, nella sua semplicità che profumava di valori antichi, come il senso della famiglia, la generosità e la dedizione al lavoro trasmessa con l’amata moglie Bruna ai figli Francesca, Sauro e Alessandro e ai nipoti Chiara e Pietro. Una squadra, per restare in tema calcistico, che ne ha ereditato in pieno lo spirito.
Più tardi, negli Anni Settanta, ho ritrovato Giovanni all’Hotel Torino, uno dei grandi alberghi di Diano Marina con una lunga e prestigiosa storia. In estate, come si usava in quell’epoca senza cellulari, andavo a fare le fotografie negli hotel all’ora di cena, per Foto Carletto, il negozio di famiglia. Entrare in sala in giacca e cravatta era un po’ come andare in scena, un colpo di flash sul soffitto e tutti si voltavano. E lì all’opera, in mezzo a una clientela internazionale e a personale di prim’ordine, c’era Giovanni con la sua spontaneità e la sua simpatia. Con una parola e un sorriso per tutti. I tratti di una grande professionalità.
Sempre in quel periodo il Circolo del Tennis di località Prato Fiorito viveva una delle sue stagioni più belle. In tantissimi e di età differenti trascorrevamo insieme il tempo libero nei locali del Palazzo delle Esposizioni in una bella cornice capace di cementare vecchie amicizie e conoscenze, un ritrovo dall’atmosfera indimenticabile. E Giovanni Lonardi era legato alla vita sociale del Circolo, dove in molti lo chiamavano il Falco, soprannome che una saga mai confermata attribuisce a un suo pallonetto finito altissimo in cielo. Detto del calcio, gli piaceva il tennis e lo sport in generale. Al punto che quando esplose la passione per il windsurf fu tra i primi a cimentarsi con successo con tavole e boma.
Poi negli Anni Ottanta iniziò la lunga e mai interrotta stagione dell’Hotel Jasmin, una gemma incastonata all’estremità di Lido Sant’Anna, da dove si gode di una spettacolare vista su tutto il Golfo Dianese, con il mare increspato e Cervo laggiù a Levante arroccata sul Capo. L’albergo, ma anche il ristorante dall’impronta inconfondibile, destinati a splendere ancora. Un nido nel quale ogni giorno dell’anno sembrava Natale, dove ancora negli ultimi tempi si poteva trovare Giovanni nella hall con tutta la sua famiglia raccolta intorno, a scherzare e raccontare di vecchie storie. Ma anche chiacchierare su temi di spessore, come le prospettive per Diano, la Riviera e il suo turismo. Qualche volta sorridente, altre volte un po’ ruvido. Mai banale.
E anche lì, tra le mura del Jasmin, un posto c’era sempre anche per i ricordi personali dispiegati come vele al vento. Tanto che una delle ultime volte che ci siamo visti, con l’estate che ormai era a un refolo dal finire, il Falco aveva raccontato divertito che nel calcio aveva puntato molto se non tutto sul piano atletico. E aveva rivelato di quella volta che papà Carletto gli aveva annunciato: «Se me ne vado io tu a calcio non giochi più». E così era successo. Tranquillo Giovanni, da qualche parte lassù, un’altra convocazione e una partitella tra amici ci scappa di sicuro.

Fulvio Demele

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...