Festa di gusto ad Albenga per il nuovo corso dell’Osteria del Tempo Stretto

Locale rinnovato con tinte più chiare, menù rivisto e adeguato ai tempi, staff in rosa: l’Osteria del Tempo Stretto, piccolo scrigno dei buongustai di Albenga e dintorni, ha cambiato pelle. Venerdì 16 febbraio ha riaperto le porte dopo tre settimane di chiusura, con un apericena (lo so, la parola è insopportabile, ma in attesa di linguisticamente meglio…) dove la chef Cinzia Chiappori ha dato un assaggio del nuovo corso.

 

“Orfana” del sommelier Massimiliano Moroni, che a breve aprirà un wine bar nel centro storico di Albenga, Cinzia si è avvalsa del talento della figlia Miranda, della professionalità del suo staff in rosa e dell’aiuto di due chef amici, Laura Anfossi e Giorgio Brignone. Dalle 18,30 alle 23 è stato un via vai di amici (molti quelli con la chiocciola di Slow Food, tra cui Monica Maroglio, Fiduciaria della Condotta di Albenga, Alassio e Finale Ligure) e conoscenti. Il locale, alleggerito da molte lavagne e gadget, ora sempre più grande, sicuramente più arioso, davanti al bancone una vetrina refrigerata con formaggi e salumi interessanti, torna al suo nome “Osteria”, e scrive in bella vista che il pane è preparato in casa con lievito madre (si può anche acquistare per asporto). La bontà delle pagnottelle preparate da Cinzia, sia nella versione bianca che in quella integrale, è stata esaltata dall’olio del Frantoio Armato di Alassio e dalle sue salsine, ai capperi, alla taggiasca, al carciofo e al peperoncino. Entrando, sulla sinistra, è stato ricavato un angolo dove si vendono specialità rivierasche, dall’olio alle salsine, dalle marmellate ai biscotti artigianali. Impossibile giudicare le portate (parliamo di finger food e assaggini), ma certo nel nuovo menù ci saranno dei pesti originali (come quello di cavolo nero di Valleggia), dei ritorni alla tradizione come la pasta e fagioli, qualche incursioni nella cucina fusion. Una serata piacevole allietata dalla splendida voce di Marisa Fagnani alla chitarra. Soddisfatta Cinzia: “E’ una scommessa, la prima di una serie di progetti che stiamo realizzando. Spero siano proposte apprezzate dagli amici che in questi anni mi hanno seguita”, si limita a dire con la consueta modestia. Su una lavagna i “pezzi forti” del menù. Il tagliere di formaggi e salumi con un calice di vino a 10 euro (potrebbe essere una buona idea per un aperitivo alternativo), il menù di lavoro con piatti di livello a 15 euro (sempre compreso il calice di vino) e quello a 25 euro, con entrata, due piatti e dolce. Ovviamente si può cenare anche alla carta. I piatti vanno dalla carne al pesce, dalla cucina vegetariana a quella vegana. Ci saranno come sempre le cene a tema e i corsi di cucina. Chiusura la domenica sera e il lunedì. Tra qualche settimana, tempo permettendo, si potrà mangiare anche nello splendido giardino, vera sorpresa del locale.

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...