Festival delle De.Co., bene, non benissimo

Bene, non benissimo. Il primo Festival Regionale delle De.Co., svoltosi a Cairo Montenotte nella centralissima Piazza della Vittoria, nel piano del bel centro storico, troppo spesso sottovalutato in chiave turistica, non è stato l’evento che, probabilmente, era stato preventivato negli uffici regionali. Intendiamoci, la prima edizione è sempre un esperimento e gli errori sono da mettere in preventivo. Gli errori, non la sciatteria. Come si può pretendere, ad esempio, di fare mangiare i pochi avventori (vedremo poi il perchè) nelle tavole da sagra sotto il sole cocente di metà giugno?, contando poi che le autorità, in un convegno a favore di autorità e (poche) telecamere stavano invece all’ombra?

Andiamo avanti. Le De.Co., Denominazioni Comunali, meritorio marchio (diamo atto all’assessore regionale all’Agricoltura Stefano Mai di aver creduto al valore di questo strumento di promozione e valorizzazione dei prodotti tipici) per poter fare marketing territoriale, sono indubbiamente un valore aggiunto per le eccellenze dei borghi, dei comuni, della Liguria. E’ necessario, però, portare i prodotti dove ci sono le persone, turisti e residenti. A metà giugno è ipotizzabile che il tutto esaurito sia in Riviera, non a Cairo Montenotte. Allora, in estate, meglio portare i piccoli borghi (quelli dove le De.Co. potrebbero dare una spinta alla loro valorizzazione) in Riviera, non in Val Bormida. Quanto scritto, ovviamente, non è farina di chi scrive, ma dei partecipanti alla manifestazione che sabato e domenica ha visto il deserto, nonostante l’impegno di tante Pro loco, produttori, comitati. Parliamo di Moglio, frazione di Alassio, che ha proposto la ventre, di Rocchetta di Cairo con moco, zucca di Rocchetta e, ultima magia del grande amico Gianpietro Meinero, il pisello odoroso (il primo che sorride gli cadono i denti…), il Golfo Dianese con le “Dian”, una sorta di corzetti conditi con maestria dal grande chef (per mole e non solo) Fabrizio “Piri” Barontini, i mandili de Vaze del pastificio Fiorini di Varazze, la cipolla di Rialto, i formaggi di Quiliano, le otto De.Co. (confesso il mio conflitto di interessi per residenza e innamoramento con il mio borgo adottivo) di Vendone, dalle lazarene al tuccu di nocciole ai cachi essiccati, alle pesche Michelini (e alle splendide piante) dell’omonimo vivaio di Borghetto Santo Spirito. Poi chiudo, anche i Pirati dei Caruggi, Balbontin, Ceccon e via dicendo, sabato sera hanno apprezzato le lazarene. Ma non basta per dare la sufficenza ad una buona idea che, per diventare strumento di promozione, deve essere studiata meglio.

 

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...