#foodforchange, al Salone del Gusto Carlin Petrini lancia le nuove sfide

La dodicesima edizione di Terra Madre Salone del Gusto di Torino si è aperta all’insegna di una scommessa vinta: quella per il riconoscimento del valore del cibo nella nostra società e nella vita di ognuno di noi. È il presidente di Slow Food Carlo Petrini a ricordarlo: «Ventidue anni fa, quando abbiamo iniziato questa avventura, la sensibilità sulle tematiche del cibo non era assolutamente paragonabile a quella di oggi. Ricordo anzi che in apertura della prima edizione del Salone del Gusto dissi “il giorno in cui il cibo avrà la stessa attenzione della moda forse potremo dire che abbiamo risolto un problema di dignità e valorialità”. Oggi ci siamo arrivati, anche se l’approccio mediatico alla gastronomia non rende giustizia del percorso intrapreso in questi due decenni».

A mancare, sostiene Petrini, è una piena coscienza del ruolo della filiera: «Non è giusto mettere sotto i riflettori solo la categoria degli chef, peraltro in massima parte uomini, quando la gran parte del cibo è assicurato dalle donne, contadine, produttrici e allevatrici di tutti i continenti». Per cinque giorni Terra Madre Salone del Gusto riunisce a Torino 7mila di queste donne e di questi uomini, in arrivo come delegati da 150 Paesi del mondo insieme a 350 docenti, accademici, formatori ed esperti che daranno il via all’Università Diffusa, un progetto  di sapere inclusivo e democratico basato sul costante dialogo tra conoscenza accademica e conoscenze tradizionali. Proprio sulla capacità di costruire connessioni tra campi del sapere e dell’agire politico insiste il fondatore di Slow Food, delineando alcuni interventi prioritari: «La difesa del suolo e la difesa di borghi e botteghe sono sfide che incideranno anche sulla politica alimentare. Dobbiamo conoscere prodotti e produttori per creare una sorta di Università diffusa del cibo, con la consapevolezza di ciò che mangiamo. Negli Anni ‘60 e ‘70 in Italia il consumo di csarne è di 22 chili all’anno pro capite, e non si stava poi così male. Oggi arriviamo a 90 chili. Se tutti mangiassimo così non basterebbero tre pianeti per allevare gli animali. Dobbiamo ripensare anche alla nostra alimentazione, i comportamenti dei singoli diventano importanti, diminuiamo il nostro consumo, per la nostra salute e per il nostro pianeta». Nel primo ambito c’è da mettere mano al progetto di legge che «da quattro anni giace vergognosamente in Parlamento». Sono i contadini a preservare i territori, continua Petrini, ma nessuno li retribuisce per questi servizi ecologici in assenza dei quali – come la cronaca ci mostra fin troppo spesso – i territori cadono in preda al dissesto idrogeologico. Altro aspetto della questione è l’abbandono delle aree rurali, lo spopolamento dei paesi dell’Italia profonda che mette a rischio la sopravvivenza del nostro stesso modello enogastronomico: «Nei nostri borghi di montagna non esistono più botteghe, non ci sono luoghi dove acquistare i prodotti del territorio. La politica che lavora con Amazon e Alibaba dimostri di sapere anche promuovere i negozi polifunzionali e i servizi alle comunità, perché il made in Italy ha senso se noi per primi lo consumiamo e lo paghiamo al prezzo giusto».

Lavorare per la ricostruzione di un tessuto commerciale nei borghi significa anche creare sinergie tra le economie locali e l’accoglienza turistica: «Permettiamo ai turisti di arrivare in borghi vivi, dove si sente il profumo del pane, non ridotti a semplici dormitori per i cittadini con le loro seconde case: facciamo in modo che i nostri borghi non diventino deserto».

Sui temi della sinergia tra agricoltura e accoglienza e della promozione della biodiversità italiana nel mondo si concentra il ministro delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio, per il quale «questo è un momento storico in cui l’agricoltura italiana è palesemente sotto attacco». Se in passato gli interventi si concentravano su singoli ambiti, spiega Centinaio, oggi «l’impegno del nostro ministero è volto a proteggere tutta la filiera dal produttore al consumatore. Andremo in Europa per  tutelare i nostri produttori e difendere l’agricoltura di qualità a 360 gradi», con particolare attenzione alla tutela del reddito degli agricoltori, alla tracciabilità dei prodotti e al contrasto dell’Italian sounding.

La voce delle istituzioni continentali, intanto, arriva anche a Terra Madre Salone del Gusto grazie al commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis.

Lotta allo spreco alimentare, benessere animale negli allevamenti, prevenzione delle malattie e dell’antibioticoresistenza e promozione di alternative all’uso dei pesticidi sono le priorità dell’azione europea tratteggiate dal commissario. «Terra Madre ci sta chiedendo di preservare il pianeta. – afferma Andriukaitis. – Questo pianeta è in grado di nutrire dieci miliardi di persone, alla sola condizione di tenere in conto la sostenibilità, un concetto che si accompagna perfettamente all’idea di una filiera “slow food”, dove si uniscono la qualità, il gusto, la salute delle persone e il rispetto per la Terra». Per il rappresentante della Commissione Ue «sta a noi scegliere tra fast food e slow food, ed è una scelta di etica e di sostenibilità».

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...