“Frank Sinatra è mio figlio”

Mauro Boccaccio è, prima di tutto, un amico trentennale e forse più, ed è un giornalista, anche lui pensionato, che conosce molto bene il Levante ligure. Ha frequentato e raccontato per molti anni il turismo e la mondanità di Portofino, Santa Margherita, Rapallo, ma ha anche approfondito la storia di quel territorio, scoprendo e raccontando storie e personaggi. Quella che proponiamo oggi è una storia, raccontata in un libro, che merita di essere letta, riguarda “The Voice”, Frank Sinistra, più precisamente sua madre, ligure di Lumarzo.

 

Emigrata agli inizi  del ‘900, in America da  Rossi di Lumarzo, un borgo isolato dal mondo, fra le montagne del Genovesato, in val Fontanabuona, Natalina Garaventa divenne la mamma del più grande artista del’ 900: Frank Sinatra. Vent’anni dopo la morte di The Voice,  nel libro “Frank Sinatra è mio figlio” (De Ferrari editore) il giornalista genovese Mauro Boccaccio racconta mamma Dolly in una incalzante sequenza narrativa che le fa ruotare attorno tanti altri personaggi partiti da Genova per New York in cerca di fortuna. Emigranti diventati potenti banchieri  come Amedeo Giannini, presidente della Bank of America, miti di Hollywood come Rodolfo Valentino, religiose in odore di santità dopo una vita nel West a cercare di redimere pericolosi banditi, come Suor Blandina di Cicagna , storie di uomini e donne partiti da quassù verso le Americhe, fino agli antenati di Papa Francesco.  Il racconto si sofferma anche sulla tragica morte di Natalina Garaventa nel 1977, a bordo di un aereo privato che da Palm Springs la portava A Las Vegas a un concerto di Frank . L’aereo precipitò dopo pochi minuti di volo fra le montagne della contea di San Bernardino. Stesse montagne dove, dieci anni dopo, si schiantò l’aereo militare pilotato da Dean Paul Martin, figlio del più grande amico di The Voice.

“Quella di Natalina Garavente è stata l’appassionante scoperta dell’esistenza di un luogo e di una persona che c’era già, ma che non appassionava più nessuno. Ho provato ad avvicinarmi al viaggio di Dolly partendo dalle suggestioni provate quassù, a Rossi, dove i pacchi con vestiti e cibo che arrivavano dalle Americhe erano per questa gente una sorta di Piano Marshall”, spiega Mauro Boccaccio.

Testimonianze di anni lontani, di cui oggi a scuola non si parla , storie che molti ragazzi non conoscono, nemmeno per sentito dire. E un Piano Marshall che per l’autore ci vorrebbe anche oggi ,per una Val Fontanabuona isolata nei collegamenti con Chiavari e Genova e la grande viabilità, dopo che l’opera più attesa, il tunnel, non è più un’opera prioritaria.

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About the Author

Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...