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Fratelli Pasqualini, una tazzina di caffè parte da Cisano sul Neva alla conquista dei palati gourmet

Ci sono aziende che, avendole viste nascere e crescere, diamo per scontato siano realtà locali, belle realtà, ma racchiuse in un lembo di terra stretto tra Mar Ligure e Alpi Liguri. Un modo, mea culpa, di vedere tutto in un’ottica ombelicale, mentre invece…

Mentre invece, e meno male, aziende come la Torrefazione Fratelli Pasqualini (con questa dizione nata nel 1991, ma papà Piero aveva cominciato l’attività negli Anni ‘60), sono cresciute, e continuano a farlo, in maniera costante, affrontando con successo le perigliose acque dei mercati, flagellati prima dal Covid, poi dal caro energetico. La parola d’ordine, nello stabilimento di via al Piemonte, al confine tra Albenga e Cisano sul Neva, è qualità, abbinata poi agli inevitabili lemmi per chi vuole realizzare prodotti di eccellenza: sapienza e passione. I compiti, in azienda, dove si sta affacciando la terza generazione, sono chiari: Andrea è l’uomo della produzione, Pierpaolo quello del commerciale. Entrare nel mondo del caffè Pasqualini, nello stabilimento, intendo, è una vera esperienza, ma andiamo con ordine. L’appuntamento è per le nove del mattino in quello che per la maggior parte delle persone è una caffetteria che non ti aspetti in una zona artigianale: bancone e tavolini in legno, colori caldi, eleganti, personale gentile e premuroso, un banco dove brioches artigianali, olandesine, ma anche pizze e focacce fanno da contorno ad una serie di caffè aromatizzati, the, cappuccini, infusi e via dicendo, ma tranquilli, c’è anche una semplice, ma buonissima, “tazzulella e cafè”, come cantava l’inarrivabile Pino Daniele. Il tutto in un tripudio di cassetti delle meraviglia, pieni di caramelle, cioccolatini, bon bon di ogni sorta. E poi panettoni, colombe, cioccolata, prodotti di eccellenza, venduti nella caffetteria, ma anche distribuiti assieme al caffè.“Un format nato per caso quando abbiamo costruito lo stabilimento, ha avuto successo e oggi lo replichiamo nel deposito di Genova”, racconta Andrea, il nostro Virgilio nella visita paradisiaca per chi ama il caffè (lo so, Virgilio, quello dantesco, si fermò senza varcare le porte del Paradiso, ma non essendo io il Sommo Poeta…).

A proposito di porta, dal bar passiamo, quasi magicamente, nello stabilimento. I Sacchi del caffè crudo sono accatastati alla parete, il pavimento è lucido come una pista da bowling, ma quello che colpisce sono i silos pieni di caffè. Silos, ma potrebbero essere orologi visto che rilasciano, a intervalli regolari, discrete quantità di chicchi destinati, dopo vorticosi percorsi, spinti da getti d’aria, a finire nelle macchine che li tosteranno senza farli bruciare. La sapienza, appunto, è non farli bruciare, ma tostarlo al punto giusto. Sembra facile, ma solo occhi esperti e appassionati sanno valutare tempi e gradi. Il viaggio del caffè nello stabilimento Pasqualini (poca cosa rispetto al lungo viaggio fatto dai chicchi dall’equatore a Cisano sul Neva) non è ancora terminato. Una parte andrà nei sacchetti sotto forma di chicchi, altre parti, macinato, finirà in sacchetti, bottiglioni destinati a bar e ristoranti, capsule per l’espresso domestico e altro ancora. “A quel punto le nostre miscele prenderanno nuovamente la strada per essere distribuite, in varie forme, in Liguria, Piemonte, Lombardia, ma anche all’estero, circa il 20 per cento, ma in crescita”, aggiunge Andrea. Oltre allo stabilimento di Cisano sul Neva, la fratelli Pasqualini, 35 dipendenti diretti, più un indotto importante, un fatturato vicino a 5 milioni  di euro all’anno, ha due depositi, uno a Genova, l’altro in provincia di Cuneo. Le prospettive di crescita sono buone, ma anche per loro la bolletta energetica si fa sentire. “La burocrazia aveva bloccato il nostro progetto di puntare sul solare, ma oggi abbiamo tirato fuori dal cassetto quel progetto, già pronto, e la nostra intenzione è di farlo diventare realtà in breve tempo”, prosegue Andrea.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...