I gusti della Liguria antica alla Sagra du Burgu di Bastia, ricordando Rosy

Daniela Boffredo

Si chiama Sagra du Burgo, ma in realtà è la festa collettiva di una comunità, quella di Bastia d’Albenga, negli ultimi tempo molto scossa da definitive partenze di personaggi che, comunque la si pensi, hanno segnato un’epoca. Leo, Leandro, certo, ma soprattutto lei, Rosy, donna, meridionale, sanguigna e leghista, diventata sindaco di Albenga. L’edizione 2018 della Sagra du Burgu, parliamo di sabato sera, è stata molto diversa dalle precedenti edizioni. E questo non solo per il tetto di nuvole nere che hanno promesso, ma per fortuna non mantenuto, pioggia a catinelle.

Diciassette le cantine aperte, molte meno del passato, ma non meno di qualità (anzi, se possibile è stata maggiore) le proposte enogastronomiche. Protagonisti, in quasi tutte le cantine, i vini prodotti dalle aziende di Bastia d’Albenga, BioVio e Dario Enrico in primo luogo, ma non mancano i vini di A’ Maccia di Ranzo e, nella cantina di Vite in Riviera, quelli delle 23 aziende consorziate che, sotto la sapiente guida di Daniela e Gianni Boffredo, vengono spiegate e accompagnate nella degustazione. Torniamo alla Sagra du Burgu. Negli stand, che siano in tensostrutture o in antichi fondi con soffitti a volta, protagonisti sono i sapori della Liguria. Michela Pizzo, anima della sagra, ha saputo alternare nella disposizione delle proposte terra e mare di Liguria. Poi, certo, come nella Fattoria degli animali di Orwell, qualcuno è più eguale di altri, ed ecco che gli stand all’inizio del percorso, in piazza della chiesa, o quello che propone la carne alla griglia sono tra i più gettonati. Per gli amanti della cucina gourmet, novità di quest’anno, successo per la cucina del Gallo della Checca che, per quattro sere, sposta la coppia di chef Andrea Vairo e la moglie Renata (entrambi della Federazione italiana cuochi) da Ranzo all’antico ex frantoio di famiglia, con punto vendita per i prodotti dell’Azienda agricola di Andrea Ciocca, verdura, aglio e olio, di Vendone. Il menù è intrigante, con risi ricercati, pesce, tartufo nero coltivato nella tartufaia di Ranzo. Il tutto a prezzi più che abbordabili (porzioni adeguate). Siamo in via Crociata, basta fare qualche passo e si arriva nella corte, suggestiva in altri momenti, affollata, vociante e amicale nei giorni della festa, di Aimone Vio, vignaiolo dell’anno secondo Gambero Rosso di due anni fa, che con la simpatica ruvidità dei liguri veri accoglie e fa da “hostess” agli ospiti, mentre Chiara, la moglie, Caterina, Camilla e Carolina (le figlie) seguono cantina e cucina dove una miriadi di amici e collaboratori (come non citare Cristiana Barca, Giulio Ferrua e l’amico Augusto Manfredi, sommo sommelier di Pieve di Teco, uno dei massimi esperti dell’Ormeasco) si fanno in quattro per far sentire tutti come a casa. Granaccia, Pigato e Vermentino sono al top, così come il loro olio, mentre dai terrazzini della grande casa colonica suonano i Tre Gotti, secolo Gigi Flamia alla chitarra, Cesare Arena alla batteria e Luciano Pollero al basso. Alla cantina degli Spantegai (un po’ nascosta, ma merita una visita) ottimo il brandacujun con crostini. Ci sono i vini liguri, ma c’è anche il rimorchio della birra di Bruno, per i più giovani un must. E che dire della farinata e delle lumache dell’agriturismo La Fattoria di Costa Bacelega, anche lei in trasferta con la trascinante simpatia (e abilità in cucina) di Sandra? La Sagra du Burgu chiude questa sera, domenica 26. Un passo, magari solo per un aperitivo o un digestivo, la merita.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...