Il Bandito e la Principessa, un agriturismo nel villaggio agricolo che fu del Maresciallo d’Italia Enrico Caviglia

Un villaggio antico, secentesco, che in cime ad una collina era stato costruito da una comunità di agricoltori che, strappando il terreno alla montagna, con muretti a secco (le “cattedrali della Liguria”), avevano messo a dimora vigne, olivi, coltivato verdure e seminativi. Un gruppo di case come ce ne sono tante nel nostro entroterra, ma queste hanno una marcia in più perchè, negli Anni ‘20 del ‘900, fu acquistato dal Maresciallo d’Italia Enrico Caviglia, finalese, l’uomo che guidò le sue truppe nella vittoriosa battaglia di Vittorio veneto che segnò la svolta nella Prima Guerra Mondiale. Siamo a Orco Feglino, e quello che in zona è conosciuto come Villaggio Caviglia è ora un agriturismo completo, dall’orto alla vigna, dall’oliveto alla ristorazione, dalla fattoria alle camere. Si chiama “Il bandito e la principessa”, vedremo poi il perchè, ed è nato dall’intuizione e dalla passione di una coppia, Raffaella Nuccio (la Principessa, of course) e il marito, Salvatore Giuliano (capito perchè il Bandito?).

“Siamo appassionati di arrampicata e frequentavamo le palestre di roccia del Finalese, quando abbiamo scoperto il Villaggio Caviglia e abbiamo saputo che era in vendita abbiamo lasciato i nostri lavori e ci siamo trasferiti qui, reinventandoci una vita”, racconta Raffaella. L’agriturismo lo racconta lei: “La struttura è la tipica casa ligure con molti livelli, un “labirinto” di camere e scale che uniscono le varie parti. Nella camera la Residenza, la camera che usava Caviglia, c’è ancora il letto e l’armadio originale usato dal Maresciallo d’Italia. E’ sempre stata una casa dedicata alla coltivazione degli orti e degli alberi da frutta con esportazioni a livello internazionale”. In effetti Caviglia, figlio di un armatore con interessi nella pesca, aveva investito molto nell’agricoltura. Oltre a Orco Feglino aveva acquistato una grande tenuta a Peagna di Ceriale, un agrumeto di chinotti e limoni. Le attività agricole erano seguite da uno dei fratelli dell’eroe di Vittorio Veneto.

Torniamo all’agriturismo di oggi. Oltre alle camere e alle parti comuni dedicate all’agriturismo vi sono altre parti dedicate al lavoro dei campi come le bellissime cantine, dove venivano tenuti i tini e le botti per il vino e dove si conservavano i prodotti.

C’è anche una cappella del ‘600 inserita all’interno della casa, dove si possono ancora ammirare le decorazioni in gesso originarie dell’epoca.

Ancora Raffaella: “Ci sono voluti anni, dedizione e i preziosi consigli di chi questa terra l’ha lavorata da sempre per iniziare a sentirci apprendisti contadini. Ma ora possiamo dire di avercela fatta e possiamo proporre una vasta gamma di prodotti da servire a tavola durante le nostre cene o vendere direttamente ai nostri ospiti. L’azienda comprende gli orti da dove provengono le verdure che offriamo ai nostri ospiti durante le cene, il vigneto con cui produciamo il nostro vino, l’uliveto che ci regala il nostro olio extravergine di oliva, il frutteto e quindi le nostre marmellata che si possono gustare durante le colazioni e la stalla dei nostri asini che ci aiutano nella gestione dell’azienda. Molte sono le fasce dedicate all’orto  dove raccogliamo i frutti di stagione che facciamo crescere in modo naturale: pomodori, trombette, carciofi, fagiolini, fave, cavoli e molto altro ancora. Gli animali non possono mancare, gli asini che ci aiutano a concimare la terra e le galline che ci regalano ogni giorni uova fresche”.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...