Il “Cala” in trasferta al Club Tenco di Sanremo

Il “Cala”, Alberto Calandriello, appassionato di musica, critico musicale con all’attivo radio (speaker di BRG Radio di Finale Ligure dove conduce la rubrica settimanale dal titolo Championship Vinyl., libri, blog, è andato in trasferta a Sanremo, al Club Tenco, per un incontro con gli studenti liceali matuziani. Questo il suo racconto, emozionante come sempre per chi ama la musica d’autore!

Nella mattinata di venerdì 22 febbraio, ho tenuto presso la sede del Club Tenco un incontro con alcuni studenti dei licei Cassini ed Amoretti di Sanremo. L’incontro fa parte di una serie di appuntamenti che il Club ideatore della prestigiosa rassegna organizza con le scuole e che vedrà protagonisti nelle prossime settimane Francesco Paracchini, colonna portante della rivista “L’Isola che non c’era” ed il cantautore calabrese Peppe Voltarelli.

Una mattinata emozionante, a partire dall’ingresso nella sede del Club, nel vedere ai muri i volti dei migliori cantautori della musica italiana, ritratti sul palco o in momenti conviviali, tipici della rassegna, tra bicchieri e portate del ristorante. Il Club Tenco è indubbiamente una vera “Eccellenza Ligure” ed il suo ruolo nella diffusione e nella promozione della musica d’autore è sicuramente fondamentale.

Partendo dal mio ultimo libro Abbassa quello Stereo! (Gli Elefanti Edizioni, 2018), il mio ruolo era, in previsione dell’incontro con il giornalista Paracchini, dare alla musica una chiave di lettura più emozionale che tecnica, più personale che critica, ferma restando l’assoluta importanza della critica e della stampa musicale nella mia formazione, ai tempi in cui erano i giornalisti come Mauro Zambellini, Federico Guglielmi e Paolo Vites a suggerire a noi ragazzi quali fossero i dischi da avere, senza internet a disposizione. Per farlo mi sono servito di una traccia, con la quale provare a condividere il mio approccio alla musica.

All’inizio ho raccontato cosa rappresenti la musica per me e come dopo 30 anni abbondanti di passione, mi interessi più capire cosa mi dica e cosa mi dia un disco che decidere se sia “bello”. Un’idea di Arte che vada oltre al semplice apprezzamento estetico, spesso sterile, ma che tenga conto dell’impatto che l’opera possa avere su di me, la mia vita, la mia quotidianità. Ad accompagnarmi, la musica di Thunder road di Springsteen

Sono poi passato a raccontare la musica come compagna nei momenti della mia vita, quando si è trasformata in consigliera più che semplice colonna sonora, in amica più che in sottofondo. Nel corso degli anni, nei momenti più importanti, nella gioia e nel dolore, a sottolineare la disperazione di me come figlio davanti alla perdita di mio padre o la gioia enorme di me padre davanti alla nascita della mia primogenita. Per rendere meglio l’idea, ho proposto l’ascolto di Sometimes you can’t make it on your own degli U2.

Da sempre considero la musica come fonte continua di domande, sempre nuove e sempre in grado di rimettere in discussione le mie idee, in un costante esame di coscienza ed in una continua analisi dei miei comportamenti. La musica come fonte continua di domande dubbi e messa in discussione delle mie certezze non poteva che essere simboleggiata dal brano che più di tutti pone una domanda fondamentale (How does it feel? Come ci si sente?) e che cambiò per sempre la storia della musica contemporanea ossia  Like a rolling stone di Dylan.

Inevitabile, nel mio cammino, provare a restituire alla musica qualcosa del tanto che mi ha regalato, mettendo a disposizione il mio tempo per creare opportunità ed alternative a chi la musica la fa davvero, a chi nella musica prova a realizzare il suo sogno ed a realizzare sé stesso; ho raccontato come a 40 anni suonati grazie ad amici albenganesi, sono entrato in una Associazione Culturale come Lo Zoo e da 6 anni dia il mio contributo alla realizzazione di un piccolo miracolo qual è il festival Su la Testa. Proprio di quel desiderio, comune a tutti i membri dello Zoo, di dare un valore ai sogni parla l’ultima canzone che ho proposto ai ragazzi, ossia Su la testa di Geddo, cantautore albenganese nonché membro fondatore e presidente dello Zoo. Un’esperienza meravigliosa, per la quale ringrazio la Prof. Marika Amoretti, anche lei come me assolutamente coinvolta ed innamorata della musica, al punto da creare una esperienza per molti versi “sorella” di Su la Testa come Imperia Unplugged Festival.

Tra i tanti regali che la musica mi ha fatto, quello di venerdì è sicuramente tra i più belli e goduti, con la speranza di essere riuscito a trasmettere agli studenti almeno un po’ della mia grande passione. Da sempre sono convinto che il problema della musica odierna non siano i musicisti ma il pubblico, pigro, annoiato e tragicamente convinto che la musica sia ormai del tutto gratis; continuerò sicuramente a difendere l’importanza di investire su di essa non solo soldi, ma soprattutto tempo ed attenzione. Sarebbe magnifico per me, aiutare qualcuno a vivere la musica in questo modo.

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About the Author

Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...