Il Cala racconta il Lilith Festival di Genova intervistando Cristina Nico

Alberto “Il Cala” Calandriello, scrittore, blogger, critico musicale e tanto altro ancora prosegue la collaborazione con Liguriaedintorni.it e oggi propone una bella intervista con Cristina Nico, cantautrice genovese tra le organizzatrici del Lilith Festival.

“Una donna ha bisogno di un uomo come un pesce di una bicicletta” cantavano gli U2 citando uno slogan degli anni 70; non è questo il luogo per verificarne la corrispondenza alla realtà, ma sembra essere un buon slogan anche per riassumere la storia che vado a raccontarvi. Esiste, da alcuni anni, quella che amo chiamare la “nuova scuola genovese” di cantautorato, quella che sta lentamente prendendo il posto di pezzi da 90 come De Andrè, Fossati, Paoli, Lauzi e via dicendo; la cosa interessante è che la grande maggioranza dei “membri” di questa scuola, sono donne decise, combattive e con un piglio assolutamente rock. Tre di loro, a mio avviso tra le rappresentanti più in vista di questa ondata musicale all’ombra della Lanterna, non contente di scrivere (belle) canzoni, hanno indossato i panni delle “agitatrici culturali” e si sono messe in testa addirittura, in un mondo così smaccatamente e volgarmente maschilista, di creare un festival al femminile.

Il Lilith Festival  è stato ideato nel 2011 dalle tre cantautrici Sabrina Napoleone, Valentina Amandolese e Cristina Nico.

Dedicato alla “musica d’autrice” nel senso più ampio del termine, vuole essere anche occasione per fare il punto sulla partecipazione delle donne al mondo della musica e non ultimo sensibilizzare su tematiche come la violenza sulle donne.

La prossima edizione del Lilith Festival sarà la nona e si terrà ai Giardini Luzzati, nel cuore di Genova. Dopo l’anteprima con il live intimo ed emozionante di Lisa Papineau e Valentina Amandolese del 2 giugno al Kowalski, è tutto pronto per tre date che quest’anno sono più che mai all’insegna dello spirito di collaborazione e della voglia di unire diversi percorsi:

il 22 giugno ci saranno Marina Rei e Paolo Benvegnù, in apertura la giovanissima e talentuosa Ginevra il 28 giugno Cristina Donà e Ginevra Di Marco, con apertura della cantautrice Roberta Barabino infine, il 30 giugno sarà la volta della maratona musicale “Lilith Revolution – We Exist” con cantautrici e artiste provenienti da tutta Italia.

Sento molte affinità tra il Lilith Festival e Su La Testa, la kermesse organizzata dall’Associazione Culturale Zoo di cui faccio parte e soprattutto ho una enorme stima delle 3 Artiste al comando del Lilith. Ho quindi fatto una chiacchierata con Cristina Nico, per approfondire il significato di questa manifestazione.

Cosa vi ha spinto a creare un festival del genere?

Volevamo dare un segnale, colmare un gap che ancora esiste e che finalmente è sotto gli occhi di tutti, dopo la scarsissima percentuale di artiste donne nei cartelloni di manifestazioni importanti come il Festival di Sanremo e il concertone del Primo Maggio.

Noi lo diciamo da quasi dieci anni che sono tante le cantautrici e le musiciste di talento e meritano spazio almeno quanto i colleghi maschi. A volte ci hanno accusato di essere auto-ghettizzanti per questo, ma la nostra intenzione non è mai stata creare la riserva protetta per sole donne o raccogliere delle musiciste su un palco come fossero delle rarità.

Noi speriamo che prima o poi del Lilith Festival non ci sia più bisogno, se non come di una manifestazione di buona musica, punto. Ma per ora è una battaglia ancora da combattere, e siamo contente che anche altr* ne abbiano preso atto.

Quanto è importante la figura femminile nella musica di ieri e di oggi?

Vedi…chiederesti mai “Quanto è importante la figura maschile nella musica?” sinceramente? (colpito affondato, ndr)

L’abbiam fatto anche noi questo errore in passato, interrogandoci sul fatto che esista o meno un modo di scrivere, comporre, cantare, suonare “al femminile”; ma non si tratta di capire quanto sia stata o sia importante la “figura femminile”, o meglio, possiamo farlo, ma perchè ogni volta che si parla di un’artista donna si devono scomodare archetipi, ruoli, bandiere? Bisogna chiedersi perchè a parità di talento spesso non siano coincise uguali possibilità di sviluppare le proprie capacità o di arrivare a più persone, perché a una donna sia richiesto sempre qualcosa in più per essere apprezzata, anche in ambito artistico, perché su molte donne artiste sia stata attuata quasi una rimozione. Per esempio: la musica classica vanta un sacco di brave compositrici, ma molte sono state quasi dimenticate o quantomeno oggi sono pochissimo eseguite. Perché? Alla musica, di per sè, non frega nulla di esser stata composta da un uomo o da una donna.

Pensate che il mainstream musicale sia sessista?

Forse lo è in maniera più spudorata rispetto ad altri ambiti in cui girano meno soldi, almeno a sentire le testimonianze di chi si è affacciata in quel mondo. Ma è qualcosa che sottilmente permea tutti i livelli e gli ambiti sociali ed economici, oltre che artistici. Diciamo che a seconda degli ambienti, a una donna è richiesto di aderire a un numero più o meno grande di canoni. Nell’ambito della canzone d’autore, per esempio, in un artista uomo sono apprezzati aspetti come il sarcasmo e lo spirito critico, una vocalità così così diventa una voce “particolare”, un aspetto non aderente ai canoni del bello vigente diventa interessante, e soprattutto è considerato piuttosto normale che abbia qualcosa da dire che non sia solo amore o disperazione.

Per una cantautrice la lente che si applica è¨ un po’ diversa, più spessa e filtrata da canoni e pregiudizi, ci sono delle attese dure a morire. Qualcosa però sta cambiando, anche e soprattutto nel modo di porsi di fronte a questo pregiudizio da parte delle donne, che poi è la cosa più importante, perché comincia ad essere meno accettato come il naturale pegno da pagare.

Dobbiamo comprendere che anziché cercare di aderire ai canoni richiesti, dobbiamo reinventarli, romperli, essere il più possibile noi stesse e sentirci creativamente libere.

Quali artiste del passato vorreste riportare tra noi per farle suonare al lilith?

Pensa che figo se si potesse riportare in vita una di quelle compositrici importanti di cui parlavamo prima, tipo Francesca Caccini o Maddalena Casulana, che sono state riconosciute fondamentali per la musica rinascimentale e barocca, e poi magari una di quelle dimenticate dalla storia, per intervistarle e chieder loro come se la passavano.

Poi Nina Simone, Janis Joplin, Rosa Balistreri…e moltissime altre.

La musica oggi può ancora incidere sulla società?

La musica può più che mai incidere sulla società, perché incide sul pensiero, sui comportamenti, sul costume e oggi ha mezzi di diffusione pressoché infiniti. Però il processo è biunivoco: anche la società incide fortemente sulla musica, anzi, la musica si nutre dei contesti sociali in cui nasce e si sviluppa.

C’è stato un momento in cui avreste voluto mollare tutto?

Quest’anno siamo state a un passo dal farlo, quando il Comune di Genova ha deciso che non ci sarebbe stato dato alcun sostegno economico e il principale sponsor privato non ci ha rinnovato il suo fondamentale supporto. Avevamo già ingaggiato anche un nome internazionale piuttosto grosso, ma abbiamo dovuto reinventare tutto da capo.

Nel frattempo però ci sono arrivate testimonianze di stima e affetto che non ci aspettavamo e a livello nazionale sono successe cose che ci hanno fatto capire che non dovevamo mollare affatto, che anzi dovevamo fare un Lilith più bello che mai. E secondo noi lo sarà.

La serata conclusiva del festival sarà una vera e propria maratona musicale, è possibile ancora ora riempire il mondo di musica?

Ma certo che lo è. Proprio per questo abbiamo ritenuto importante fare rete e collegare le nostre iniziative a quelle che anche in altre parti d’Italia stanno sbocciando per mostrare che sono tante le cantautrici e le musiciste di talento e meritano spazio almeno quanto i colleghi maschi, anzi è stata la nostra motivazione più forte per tener duro.

Quella del 30 giugno sarà la terza tappa di un’ideale staffetta partita con gli eventi “May Così Tante”, andato in scena il primo maggio all’Angelo Mai di Roma e partecipatissimo e “Femminile Plurale” che si terrà all’Officina Pasolini, sempre a Roma, il 27 giugno, organizzato e diretto da Michele Monina e da Tosca.

Ci saranno colleghe davvero brave, di cui abbiamo molta stima. Siamo tante e sarà bello non solo suonare ma conoscersi, scambiarsi impressioni, adottare nuove strategie…per dimostrare che ci siamo, siamo diverse, ognuna col suo stile, ognuna con la sua voglia di suonare e di esserci.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...