Il fagiolino Bobis, troppo “pelandrone” per fare da testimonial ad Albenga…

E’ un po’ come la storia delle Repubbliche marinare, i libri scolastici ne esaltano quattro (Genova, Venezia, Pisa e Amalfi), dimenticando sempre l’altra, Noli, che pure è stata a tutti gli effetti prestigiosa Signora dei mari e dei commerci. Così ai quattro di Albenga, gli eccellenti prodotti dell’orticoltura ingauna (asparago violetto, Presidio Slow Food, pomodoro cuore di bue, zucchina trombetta e carciofo spinoso) bisognerebbe aggiungere il sempre dimenticato fagiolino Bobis di Albenga.

Anche perchè, cosa di non poco conto, viene venduto in tutta Italia dai maggiori produttori di sementi, nelle bustine con sopra scritto, a caratteri cubitali, “Fagiolini Bobis d’Albenga”, una promozione di immagine niente male, se solo si fosse capaci di fare promozione agrituristica. Nessuna polemica, solo l’amare considerazione di come ci sia ancora tanta strada da fare verso la valorizzazione delle eccellenze liguri. Torniamo al Bobis che ad Albenga è conosciuto come “pelandrone” (in altre parti d’Italia i pelandroni sono fagiolini più piatti), perchè, a parte il lavoro di impianto, non ha bisogno di grandi cure per radicare e crescere. Già dal primo sguardo il “pelandrone” Bobis appare diverso dai suoi parenti coltivati in altre zone. Leggermente più piatti, sono verdi con striature nere, la forma del baccello tradisce il maggior numero di semi all’interno, assomigliano più ai piselli, per dire, che agli altri fagiolini. Appena raccolti, a freddo, non hanno odori, profumi, ma appena scaldati, in padella, a lessare o solo lasciati al sole per qualche ora, cominciano a sprigionare profumi dolciastri che invitano all’assaggio, e magicamente le striature nerastre scompaiono, facendo diventare il Bobis un fagiolino di un verde intenso, invitante. “La morte loro” sarebbe al naturale, appena lessati, con un filo d’olio e un briciolo di sale, magari in insalata con patate bollite. La loro dolcezza e burrosità, unite ad un retrogusto piccantino, si unisce ad un’altra proprietà: l’assenza di filamenti. Sono ottimi nel polpettone alla ligure, accompagnati da un bicchiere di Vermentino.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...