Il Festival teatrale di Verezzi compie 53 anni e vuole rimanere ai vertici nazionali

Sarà Enzo Decaro a chiudere la cinquantatreesima edizione del prossimo Festival di Borgio Verezzi dal 18 al 20 agosto, come protagonista di Non è vero ma ci credo, la divertente commedia di Peppino De Filippo (diretta in questa nuova versione dal regista Leo Muscato) sulle paradossali e ridicole ossessioni provocate dalla superstizione. L’anticipazione è stata rilasciata oggi ad Albenga durante la conferenza stampa di lancio della manifestazione estiva, che si è tenuta presso lo sponsor Noberasco Boutique. Padrona di casa Marina Noberasco, ad anticipare la stagione il sindaco Renato Dacquino e il direttore artistico Stefano Delfino (assente giustificata l’assessore Maddalena Pizzonia).

“Il valore che genera sul territorio una manifestazione come il Festival è indubbio. Secondo una ricerca presentata da Agis e Confcommercio, i cui risultati sono appena stati pubblicati,  per ogni euro speso in una manifestazione culturale, vengono spesi sul territorio altri due euro. È la conferma che eventi come l’ultracinquantennale rassegna di Borgio Verezzi sono in grado di dare una spinta allo sviluppo dell’economia del territorio. Gli incassi degli ultimi anni del Festival, ancor più se letti alla luce di questa indagine, ci fanno capire che la direzione della manifestazione è quella giusta e che tutti gli sforzi compiuti dall’Amministrazione Comunale sono ricompensati da un risultato eccezionale”, ha ricordato il sindaco, togliendosi poi qualche sassolino: “Attorno al Festival vorrei più entusiasmo da parte dei miei concittadini. Borgio Verezzi, grazie al teatro, è cresciuto economicamente e socialmente. A Verezzi sono stati aperti locali, B&B, attività, non capisco come non si debba proseguire sulla strada dell’eccellenza, parlo del teatro, ma anche della Sagra della lumaca, vanto della gastronomia verezzina. Dobbiamo organizzare eventi che siano sempre di alto livello”.

I dati danno ragione. Borgio Verezzi sempre sotto i riflettori grazie al suo Festival anche secondo un recente sondaggio compiuto su 10 mila utenti da Travel365, un magazine online di viaggi e turismo: i partecipanti sono stati invitati a scegliere quale borgo ligure sia assolutamente da visitare quest’anno e Borgio Verezzi si è classificato al secondo posto dietro a Moneglia. E Il portale ha cercato anche di chiarire quali siano i pregi delle località, e quando sia più opportuno visitarle. Borgio Verezzi, secondo quanto emerso dalla ricerca, andrebbe visitata per uno o due giorni nei mesi di luglio e agosto, proprio in concomitanza con il suo Festival Teatrale.

Torniamo al Festival: “Decaro sarà uno dei tanti nomi eccellenti presenti al Festival 2019, che comincerà il 6 luglio e in cartellone avrà undici spettacoli, nove dei quali in Prima Nazionale”, anticipa il direttore artistico Stefano Delfino, che in questo periodo sta rifinendo la programmazione nei dettagli. Sul suo tavolo sono arrivate oltre 300 proposte da compagnie di livello internazionale. “Bisogna saper dire anche dei no anche a nomi di grande prestigio, ma il Festival ha una sua linea che, in questi anni, ha dato ottimi frutti. Ecco perchè puntiamo molto su compagnie che garantiscano tournèe invernali nei principali teatri italiani portando così in giro per l’Italia il nome di Borgio Verezzi”, spiega. In ogni caso anche quella 2019 sarà un’edizione ancora una volta spumeggiante dove, come è consuetudine, testi classici si alterneranno a novità della drammaturgia contemporanea.

E veniamo alol spettacolo che chiuderà la stagione.  Prodotto da “I due della città del sole” sarà replicato nella stagione invernale al Teatro Parioli-Peppino De Filippo di Roma. Dopo Lello Arena, che da tre anni porta in tournée Parenti serpenti, il cui viaggio nei teatri italiani era cominciato proprio da Piazza Sant’Agostino, arriva a Verezzi un altro componente dello storico trio della Smorfia, Decaro appunto.

Non è vero ma ci credo. L’avaro, avarissimo imprenditore Gervasio Savastano, vive nel perenne incubo di essere vittima della iettatura. La sua vita è diventata un vero e proprio inferno perché vede segni funesti ovunque: nella gente che incontra, nella corrispondenza che trova sulla scrivania, neisogni che fa di notte. Forse teme che qualcuno o qualcosa possa minacciare l’impero economico cheè riuscito a mettere in piedi con tanti sacrifici.

Qualunque cosa, anche la più banale, lo manda in crisi. Chi gli sta accanto non sa più come approcciarlo. La moglie e la figlia sono sull’orlo di una crisi dinervi; non possono uscire di casa perché lui glielo impedisce. Anche i suoi dipendenti sono stanchi di tollerare quelle assurde manie ossessive. A un certo punto le sue fisime oltrepassano la soglia del ridicolo: licenzia il suo dipendente Malvurio solo perché è convinto che porti sfortuna. L’uomo minaccia di denunciarlo, portarlo in tribunale e intentare una causa per calunnia. Sembra il preambolo di una tragedia, ma siamo in una commedia che fa morir dal ridere. E infatti sulla soglia del suo ufficio appare Sammaria, un giovane in cerca di lavoro. Sembra intelligente, gioviale e preparato, ma il commendator Savastano è attrattoda un’altra qualità di quel giovane: la sua gobba. Da qui partono una serie di eventi paradossali ed esilaranti che vedranno al centro della vicenda la credulità del povero commendator Savastano. Peppino De Filippo aveva ambientato la sua storia nella Napoli un po’ oleografica degli anni 30. Luigi aveva posticipato l’ambientazione una ventina d’anni più avanti. Noi seguiremo questo sua intuizione avvicinando ancora di più l’azione ai giorni nostri, ambientando la storia in una Napoli anni 80, una Napoli un po’ tragicomica e surreale in cui convivevano Mario Merola, Pino Daniele e Maradona.

Lo spettacolo concepito con un ritmo iperbolico condenserà l’intera vicenda in un solo atto di 90minuti.

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...