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Il golf, valore aggiunto per il turismo outdoor della Riviera

I talk show di Fior d’Albenga, a volte, possono andare in un senso diverso da quel che si prevedeva. Quello di sabato 4 maggio, almeno in teoria, doveva essere un incontro poco più che scontato, forse per pochi visto il titolo: “Il golf può contribuire il turismo outdoor?”, quasi una provocazione visti i luoghi comuni che avvolgono l’antico sport nato in Scozia nel medioevo. E invece, in pochi passaggi, sono nate suggestioni e prospettive inaspettate.

Nella carrozza del treno in attesa sul binario 9 e ¾ (sì, quello di Harry Potter in versione ingauna) Stefano Pezzini (chi scrive), ha dialogato con Daniele Capello (consigliere del Golf Club Garlenda) e Bruno Olivetti, direttore e segretario sportivo del sodalizio, e dalla chiacchierata sono uscite indicazioni che, se ben utilizzate, potrebbero diventare preziose per il turismo di qualità. Andiamo con ordine. Daniele Capello, architetto, già sindaco di Ortovero e già assessore ad Albenga negli Anni ‘90, ha raccontato di come il golf sia uno strumento turistico di grande valore. Lui a golf gioca, ma chi è bravo veramente è il figlio: “Quando partecipiamo ai tornei, dopo le gare, visitiamo città, scopriamo le eccellenze artistiche, paesaggistiche, agroalimentari delle zone che ci ospitano. La stessa cosa succede per chi viene a Garlenda”, sostiene. Già, il golf, sport d’elite…Bruno Olivetti dice di no, non è vero: “Era così diversi decenni or sono, oggi, anche a Garlenda, ma è così in tutta Italia, chi si avvicina a questo sport, che copre tutte le fasce d’età, spende tra i 300 e i 500 euro annui, maestri compresi. Quanto costa una scuola calcio o un anno di tennis? E’ anche per questo che il golf sta crescendo”.

La conversazione prosegue mentre, nelle aiuole di Fior d’Albenga, ormai al termine del loro ruolo di attrattiva turistica primaverile, si gioca una insolita gara di golf (poco pubblicizzata, ed è un peccato, ma si spera sempre nel futuro…) con palline di gomma per evitare pericolosi contatti con il pubblico.

E si arriva al punto, anzi, alla buca…Ad andarci è ancora Olivetti: “Il nostro club, in passato, aveva una maggioranza ‘foresta’ fatta di piemontesi e lombardi, solo uno sparuto 10 per cento era ligure. Ora le fasce di giocatori sono in terzi, Piemonte, Lombardia, Liguria. I due terzi ‘foresti’ sono attratti dall’enogastronomia ligure, dai borghi, dalla cultura e dalla storia regionale. Abbiamo rapporti buoni con molte amministrazioni, gli spazi di crescita ci sono, basta creare filiere”. E visto che Albenga (e non solo) punta sull’outdoor, perchè non cercare collaborazioni con quello che, a buon diritto, è il “papà” degli sport outdoor (trekking escluso, ma questa è un’altra storia). Anche perchè chi gioca a golf, anche se è diventato uno sport democratico (così come era nato, tra i pastori delle Highland) è oggettivamente ancora praticato da chi ha una buona capacità di spesa e, se in Liguria vogliamo ancora puntare sul turismo, dobbiamo uscire dalla “dittatura” dei numeri e puntare sulla qualità degli ospiti. In matematica 2 più 2 fa sempre 4, ma nel turismo… 



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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...