Il Pigato dei Massaretti, storia di una passione

La storia della Cantina Feipu dei Massaretti è la storia dell’intuizione e della passione di un agricoltore e allevatore di cani da caccia, pointer soprattutto, che a metà degli Anni ’60 (lo sconosciuto Pigato si era appena timidamente affacciato alla ribalta nazionale) decide di trasformare l’azienda agricola in azienda vitivinicola.

Agostino “Pippo” Parodi, scomparso nel 2014 a 93 anni, con la moglie Bice è stato partigiano, viticoltore, amico di Luigi Veronelli, benemerito di Slow Food, il primo produttore di vini liguri a fregiarsi di tre bicchieri della Guida Gambero Rosso. Nella sua lunga carriera ha ottenuto il Premio Cangrande della Scala al Vinitaly di Verona ed il Premio Douja d’Or ad Asti, nel 2003 premio Internazionale Slow Food per la Biodiversità. Tutto partendo da Bastia d’Albenga. A raccontare il lavoro di “Pippo” è il genero Mirco Mastroianni (marito di Brunella e cognato di Ivana) che, lasciata una brillante carriera da dirigente bancario, ha preso in mano la gestione e lo sviluppo della cantina. “I primi anni, ho di fatto affiancato mio suocero che, seppure anziano, seguiva sempre tutto, per non dire che era decisamente un accentratore anche se capace di insegnare e rispettoso delle idee innovative”; esordisce Mirco, tra l’altro presidente provinciale della Cia. L’idea di trasformare l’azienda agricola in vitivinicola è venuta a metà degli Anni ’60. “Mio suocero aveva visto che i Calleri, veri iniziatori della “rivoluzione Pigato”, avevano successo, ma che mancava spesso il prodotto. Così, anno dopo anno, ha impiantato nuove vigne di Pigato riducendo i terreni destinati agli ortaggi. Una politica del poco alla volta, siamo liguri, non si può fare il passo più lungo della gamba”, sorride Mirco. E aggiunge: “L’ultima cosa che ha smantellato, quando ormai la cantina aveva cominciato a funzionare, è l’allevamento di cani da caccia, l’allevamento dei Massaretti, appunto, che aveva una clientela da tutta la Liguria. Altri tempi. Il nome Massaretti rimase sia per denominare la Cantina Feipu, che per caratterizzare il Pigato prodotto da Pippo. Fu Veronelli, nei primi Anni ’70, in un incontro ad Albenga, a dire che il Pigato, all’epoca non ancora Doc, avrebbe potuto essere coltivato e prodotto, con quel nome, ovunque. Il Pigato dei Massaretti, invece, si sarebbe potuto produrre sono a Bastia. Fu la scintilla che fece nascere in mio suocero, nei Calleri, in altri produttori la necessità di lavorare per ottenere la Doc che, infatti, arrivò nel 1988”. Oggi la Cantina Feipu dei Massaretti è composta da 6 ettari di vigneto (più di 5 in proprietà, il restante in affitto), produce tra le 60 e le 70 mila bottiglie all’anno e i suoi vini, Pigato in primis, ma anche Rossese di Campochiesa, Granaccia e due passiti, di Pigato e Rossese, vengono venduti soprattutto nel Nord Italia ma anche in Giappone e Stati Uniti. “Ma sempre in piccole quantità, seguendo la filosofia di Pippo: troppa quantità non favorisce la qualità”, conclude Mirco.

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...