Il porto di Savona nel Medioevo in una lezione dello storico Angelo Nicolini

Il corso didattico della Società di Storia Patria di Savona intitolato “Il porto, da Savona al mondo” si apre mercoledì 16 ottobre, alle 15.30 (aula Magna Istituto Ferraris-Pancaldo, via Rocca di Légino, 35) con la lezione di Angelo Nicolini dedicata al porto nel Medioevo. Di seguito riportiamo una sintetica scaletta della conferenza, seguita dalla descrizione della struttura portuale medievale, tratta da un lavoro di Nicolini del 2001. Nicolini è tra i più profondi conoscitori di Savona nel Medioevo, a cui ha dedicato la recente monumentale opera – due volumi, 1.294 pagine complessive – intitolata “Savona alla fine del Medioevo (1315-1528). Strutture, denaro e lavoro, congiuntura”. Di seguito alcune pagine sul porto nell’antichità scritte da Nicolini.

Un porto è un luogo dove la terra e l’acqua si incontrano. Elementi naturali (conformazione della costa e dei fondali, esposizione ai venti) ed artificiali (banchine, moli, magazzini) fanno sì che questo incontro si trasformi in vero e proprio scambio.

Studiando il porto di Savona nel Medioevo, analizzeremo perciò prima di tutto la sua configurazione e le sue attrezzature, insieme con le magistrature che lo gestiscono. Ci occuperemo poi delle sue aperture verso il mare (le rotte che da esso si dipartono) e dei suoi collegamenti verso l’entroterra (le strade per l’Oltregiogo), entrambi in egual misura fattori del suo sviluppo e della sua stessa esistenza.

Non potremo naturalmente ignorare i poteri politici che lo controllano e anche, seppure in forma più schematica, l’evoluzione congiunturale della sua attività nel corso del tardo Medioevo, un elemento nuovo che studi recenti ci hanno permesso di portare alla luce.

In conclusione, il nostro porto sarà osservato soprattutto nella sua valenza economica. Non si potrà non accennare, tuttavia, anche al suo ruolo di stimolatore socio-culturale e di apportatore di “modernità”.

Breve cronistoria dello sviluppo portuale

La topografia del porto medievale, data per scontata dagli storici locali sulla base di cartografie posteriori e di affermazioni erudite, non è in realtà del tutto definita e soffre della completa mancanza di documentazione archeologica.

Neanche le date dello sviluppo portuale sono note. Il primo accenno all’opus portus, che presuppone quindi l’esistenza di un organismo deputato alla costruzione e manutenzione dell’impianto portuale, è rappresentata da un legato testamentario del 1180. La più antica citazione del molo savonese, il modulus, è contenuta invece nel frammento della prima redazione statutaria che viene fatto risalire al 1230. Ma che cosa si intende per modulus? Una banchina artificiale lunga circa 170 metri, edificata da ovest verso est, che partendo dalle pendici settentrionali della rocca di San Giorgio, dove si separa dalla linea di costa su cui prospetta la città, si dirige verso il mare aperto, appoggiandosi probabilmente su banchi di sabbia preesistenti. La sua costruzione, oltre che riparare il bacino portuale, ne aumenta anche il perimetro di approdo, la ripa Saone, a forma di L, con un braccio verticale lungo circa 150 metri costituito dalla più antica banchina costiera cittadina fra lo scoglio della Quarda e la rocca di San Giorgio ed un braccio orizzontale costituito appunto dal molo.

Più tardi, un secondo molo artificiale si aggiunge al primo, perpendicolare ad esso e parallelo quindi alla banchina costiera, da cui dista fra i 35 ed i 50 metri, per una lunghezza di un centinaio di metri. Anche la sua data di costruzione non è nota. L’ipotesi più accreditata, anche se del tutto priva di documentazione, lo fa risalire agli inizi del Trecento; ciò appare plausibile, in quanto esso compare nelle più antiche mappe cinquecentesche, mentre nessun accenno alla sua costruzione si ritrova nei registri contabili comunali, la cui serie inizia nel 1339. In seguito, ma non prima del Cinquecento, i due moli perpendicolari fra loro verranno chiamati rispettivamente di Sant’Erasmo e delle Casse e sotto questi nomi verranno citati sino ad oggi.

Lo specchio d’acqua fra i due moli viene così ad essere diviso in due, uno più interno e più chiuso davanti alla città e l’altro all’esterno rivolto verso il mare aperto. Quest’ultimo verrà interrato dai Genovesi nel 1528 e scomparirà definitivamente, mentre il primo, almeno in parte risparmiato, sarà chiamato Darsena dal notaio Giordano attorno al 1530 e così definito e conosciuto sopravviverà sino ai nostri giorni.

Sotto l’azione delle correnti, intanto, i banchi di sabbia sul lato esterno del molo si accrescono sino a colmare l’antica insenatura sottostante la rocca di San Giorgio, formando una linea di costa rettilinea. Sulla nuova penisola sorge così (forse fra Due e Trecento) il Borgo del Molo, composto da almeno una cinquantina di case allineate sui due lati del carubeus rectus, parallelo al molo stesso, che più tardi si chiamerà contrada dei Bottai. Davanti al Borgo si estende dunque una spiaggia, quella di recente formazione, che è naturalmente un altro luogo di approdo, un’altra ripa.

Ultima struttura portuale a comparire in ordine di tempo è probabilmente il faro, “la torretta per il faro sopra il molo col lume per i naviganti”, che sarebbe stata eretta nel 1315; la notizia, fornita dal Verzellino, non consente purtroppo conferme documentarie: la prima citazione nota è del 1341, relativa ad un saldo ad Antonio Cardone, ad faciendum farum super modulum“. La torre appare comunque in numerose riproduzioni pittoriche, grafiche e planimetriche a partire dalla metà del secolo XVI sino al 1856, per sparire poi travolta dagli ampliamenti portuali imposti dalla rivoluzione industriale ed iniziati nel 1880. Una litografia del 1847 ce la mostra come una costruzione merlata alta una quindicina di metri e strutturata su tre piani, con una elegante monofora centrale, non dissimile dai fanali medievali genovesi.

Angelo Nicolini (La gestione del porto di Savona fra Tre e Quattrocento, pp. 6-7)

 

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About the Author

Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...