Il rifugio Pian dell’Arma di Caprauna diventa teatro con la “storia di una masca”

Sabato 29 giugno alle 16 per “Teatro nei rifugi”, al rifugio Pian dell’Arma di Caprauna va in scena “Lidia- storia di una masca” con Alice Bignone, testo di Alice Bignone, regia di Ermanno Rovella e Giulia Pes. Spettacolo all’aperto con lo splendido panorama delle Alpi Liguri, seguirà per chi lo desidera un apericena con l’attrice. Prenotazioni e informazioni al 337.1083410 del rifugio

Lidia è una donna italiana, una contadina, una poveretta, vissuta a cavallo della prima guerra mondiale. È una levatrice, come sua madre prima di lei, e come sua madre prima di lei viene accusata di essere masca, sarebbe a dire, per quanto non sia totalmente esatto, strega. La storia di Lidia raccoglie tante altre storie di donne che come lei hanno dovuto arrangiarsi per vivere, di donne il cui mondo cominciava col paese e finiva dove iniziava il bosco, e dove il prete era la voce dell’autorità, della verità e soprattutto di Dio.

La scelta  – note dell’autrice

La scelta di scrivere la storia di Lidia è stata graduale, quasi naturale. Nel trovarmi per le mani le interviste sbobinate di donne e uomini della campagna e della montagna del Piemonte, raccolte da Nuto Revelli nel corso degli anni ’70, ho trovato vergognoso che alla mia generazione di quelle storie così vicine non sia arrivato nulla. Il solo fatto di aver avuto la fortuna di trovarle mi ha fatta sentire responsabile di restituirle, perché sono storie che non vengono raccontate. Avevo appena riletto le baccanti e in quelle storie femminili di settant’anni fa sentivo lo stesso bisogno di “liberarsi dal giogo del telaio”, mi sono chiesta se non fosse  una costante. Sono andata a cercare materiale di storie dell’arco alpino, storie della tradizione di streghe e storie recenti di donne, e mi si è spalancato davanti un mondo così vasto e così vivo che ho tormentato chiunque avesse la sfortuna di incontrarmi con i racconti che avevo raccolto, fino a rendermi conto che se per me era così importante raccontare questa storia allora forse valeva la pena raccontarla davvero. Ho fatto ricerca per sei mesi prima di scrivere, passando dalla memoria contadina alle favole alpine fino ai documenti di inquisizione del tribunale di Udine, creando il più possibile un mondo in cui riuscissi ad orientarmi chiaramente, tormentando mia nonna, amici cresciuti in montagna, chiunque potesse darmi materiale recente e vivo. Dalle storie di vita che ho trovato è nata Lidia, il cui linguaggio è nato spontaneamente durante la scrittura, che racchiude in qualche modo tutte le donne la cui storia ho avuto la fortuna di toccare e ho il dovere di raccontare. Altrettanto ho sentito il bisogno di passare per la strega alpina, per quel canto di liberazione che rappresenta, questa figura meravigliosa che appartiene alla terra, la donna bestia che fa paura (o l’uomo bestia, in alcuni casi) ma che può guarire. Mi sono trovata per le mani un mondo così ricco che davvero non potrei parlare d’altro, e Lidia è venuta fuori spontaneamente, come se fosse una storia che aspettava di essere raccontata, e io penso che lo meriti.

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About the Author

Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...